Camminare e altri passi scelti

Camminare e altri passi scelti

Poniamoci tra “cos’è mai, cos’è mai/ se non una via fuori di lì/ e la nuda possibilità di andare da qualche parte?” e quest’altro passo: “viaggiare e scoprire nuove terre significa pensare e formulare nuove ipotesi. Negli spazi del pensiero sono le leghe di terra e di mare su cui gli uomini vanno e vengono”. Poniamoci qui, adesso apriamo la porta di casa e usciamo fuori, “negli spazi del pensiero”, accogliendo il viaggio suggerito da quell’analogia: viaggiare e pensare. Camminando fuori dal sentiero già battuto, attraverso lo spazio delle tante e tante forme emergenti in Natura, e così trarne linfa. Partecipare in linfa vitale. Ecco, si compone davanti ai nostri occhi questo spazio, in spiragli di silenzio: un fiore in mezzo al prato o in alto, sul ramo di un pino bianco, la sponda di un fiume o del lago Walden; i colori dell’alba e del tramonto, le passeggiate di notte e i mutamenti di una roccia al chiaro di luna. Poniamoci all’interno dell’analogia tra viaggio e pensiero, in “vaste, vuote camere di silenzio”, facendo ritorno a se stessi, in presenza di sé, nella pratica quotidiana di passeggiate nel Selvatico. Camminare, vagabondare intorno e attraverso, prima che si faccia legge passiva, consuetudine strutturata, esercizio prettamente fisico slegato dal nutrimento interiore. Camminare davvero…

Henry David Thoreau visse la sua vita nei pressi di Concord, Massachussets, viaggiando poco oltre i confini delle terre natali, camminando sconfinatamente tra la terra natale e lo spazio altro, dal particolare germoglio del pensiero al barlume d’universale “sentire comune” (in accezione antica, non svilita in uso recente). Sotto una coltre di neve, attraverso perle di rugiada, in mezzo all’erba o sopra gli alberi, lontano dalla tenaglia, la consuetudine e l’abbrutimento indotto dalla società. Insegue e canta la wilderness, Thoreau, il selvatico pensare che lega Concord e l’Iliade, i mirtilli di bosco e le stelle. Camminare, ma anche Passeggiata d’inverno, Notte e chiar di luna, i frammenti vividi dei diari e le lettere agli amici (tra cui il conterraneo e compagno di viaggio Ralph Waldo Emerson): emergono tracce di un’esperienza di contatto – intimo sentire dell'intelletto – tra uomo e Natura, costante tensione dell’uno verso il suono dell’Altra nella quale Thoreau si immerge giorno dopo giorno, riportandone tra le righe i sottili movimenti percettivi. Lo traduce e lo cura da molto vicino Stefano Paolucci, con l’introduzione di Leonardo Caffo, per il sempre interessante lavoro editoriale della Piano B di Prato.



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