Cammini e viaggiatori

Cammini e viaggiatori
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Un vecchio signore dai baffi grigi e i soffici capelli brizzolati cerca un anziano altoatesino allevatore di capre che costruisce giocattoli a molla: tra i suoi ricordi serba un triste Natale in trincea tra le note di Stille Nacht e quelle dell’inno imperiale… La pioggia cade sottile sul lago di Garda; inerpicandosi sui terrazzamenti tracce di trincee, muretti di terra e un uomo dai limpidi occhi azzurri: vagando tra gli alberi cerca qualcosa, e ogni tanto legge passi di un diario militare del 1917… Passeggiare nel bosco regala incontri inaspettati, ma soprattutto permette ai pensieri di farsi sottili e limpidi: “L’inesprimibile esiste, mi dico, ma forse non lo si può raccontare perché non si è mai penetrati a fondo nel suo mistero”…
Questa piccola raccolta di pensieri, apparentemente poco “pensati” – in realtà meditati e raccontati con attenzione ponderata ad ogni singola parola – andrebbe letta nelle pause di passeggiate negli stessi luoghi che ne sono protagonisti: questo sarebbe il modo giusto per apprezzarli a pieno. Tuttavia le fotografie, che numerose arricchiscono questi appunti lungo il cammino, permettono di cogliere le sensazioni che, certo amplificate, suscitano di sicuro le passeggiate tra questi posti ricchi di storia e silenzio, natura e ricordi. Sono i luoghi della Prima Guerra Mondiale, lì dove “si son viste cose miserabili e cose grandiose”, paesaggi bellissimi che possiedono una voce misteriosa, capace di dire ancora della crudeltà di una guerra lontana (ma neanche tanto), di episodi eroici o soltanto di piccolissime storie di uomini che hanno combattuto, sono morti, sono sopravvissuti, ricordano o hanno tentato di non ricordare più… E poi il silenzio, tanto silenzio, nei boschi, tra i resti delle costruzioni militari che ancora sanno di coraggio e paura, sulle balze pietrose, tra le righe delle pagine, negli scatti in bianco e nero; un silenzio di quelli che hanno tanto da dire, frammenti da ricostruire per non dimenticare, riflessioni da suggerire, pensieri da rielaborare lontano dalla confusione del mondo. O capace di mescolare ricordi d’infanzia a suggestioni diverse, e di suscitare quella “sensazione, rara quanto inconfondibile, che si prova quando si è dinanzi alla grandezza”. Un piccolo libro dai contenuti profondi che dice tutta la sensibilità e la passione per l’antropologia culturale e la storia di Marco Crestani, da sempre innamorato della sua terra, che sia d’origine o d’adozione.

 

 

 

 
 
 
 
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