In cammino con Stevenson

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“Così hai deciso. Vuoi rifare il percorso dello scrittore. Metterti sui suoi passi… Da solo. Come sempre”. Lui sa che a lei la cosa dispiace, ma sa anche che non può fare a meno di realizzare questo progetto. Che non è nato da un desiderio improvviso, niente affatto. “Volevo inseguire il fantasma di qualcuno, camminare da un luogo a un altro su vecchie piste sterrate; appagare curiosità e assecondare un certo spirito d’avventura. […] Emulare in fondo i personaggi letterari dell’adolescenza. […] Seguirne il richiamo”. Forse è iniziato tutto così, dall’aver letto e amato così tanto Verne, Salgari, London, Pratt. E naturalmente lui, Robert Louis Stevenson. Ecco sì, proprio lui. Lo scrittore scozzese che a ventotto anni, innamorato della Francia e spinto da ragioni personali (aveva bisogno di chiarire i propri sentimenti nei confronti dell’americana Fanny Osbourne), il 27 settembre 1878 attraversò le Cévennes da solo, e in dodici giorni, a piedi e con un asino come compagno di viaggio, compì un percorso di 252 chilometri verso sud fino a Saint- Jean- du- Gard. Per lui, Tino Franza, è arrivato il momento di mettersi in viaggio sulle tracce del suo amato Stevenson; certo, molte cose sono cambiate, tante non possono essere rimaste come allora. E poi “non è semplice essere un camminatore, non sempre. Chi ha percorso lunghe distanze a piedi conosce bene la fatica sfibrante della strada”. Ma lui sente che deve andare, deve intraprendere quello che ormai è noto come “il cammino di Stevenson” che per molti tratti coincide con l’antica via Francigena. E scoprirà di non essere il solo…

All’indomani del suo viaggio attraverso la catena delle Cévennes, nel 1879, Robert Louis Stevenson raccontò la sua esperienza in un piccolo libro intitolato Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino. Dalla lettura di questo libro nasce il desiderio di Tino Franza, esperto viaggiatore e autore di numerosi reportage, di ripercorrere quel cammino il più possibile alle stesse condizioni. Tenace camminatore a piedi come il viaggiatore cui si è ispirato, anche lui ha deciso di scrivere un libro che però racconta i due viaggi quasi in parallelo e intreccia le esperienze dei due protagonisti, pur distanti tra loro più di un centinaio di anni. Il racconto degli incontri fatti durante il cammino, le descrizioni dei luoghi, delle persone si affiancano infatti a digressioni storiche e intere citazioni tratte dal reportage di Stevenson, come fossero davvero due compagni di viaggio che, proteggendo il più possibile il proprio desiderio di camminare da soli, in qualche modo è come se si “parlassero”. Le motivazioni che spinsero Stevenson al viaggio avevano decisamente un carattere più personale ma è evidente l’affinità dello spirito d’avventura che lo accomuna a Franza. Questo tipo di narrazione parallela, corredata da note e aneddoti storici, permette anche al lettore meno avvezzo alla letteratura di viaggio (cui questo libro certamente appartiene e di cui quello dello scozzese è un importante punto di riferimento) di apprezzare la lettura. Il volume è arricchito da un accurato apparato bibliografico e di note, e da numerose fotografie scattate dallo stesso Franza. La grafica e il formato risultano particolarmente gradevoli. Decisamente consigliato agli appassionati di viaggi e letteratura di viaggio e soprattutto a chi avesse intenzione di organizzarsi un viaggio a piedi lungo il cammino di Stevenson. Non necessariamente in compagnia di un asino.



 

 

 
 
 
 

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