Cane bianco

Cane bianco
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Il 17 febbraio 1968, a Los Angeles, nella casa dove a Beverly Hills vive Romain Gary - pseudonimo di Romain Kacev, scrittore europeo sposato con l’attrice americana musa della Nouvelle Vague Jean Seberg –, dopo un grosso temporale si apre la porta a Sandy, il cane giallo di famiglia che, con la coda tra le gambe dopo essere stato a lungo in giro a bighellonare, porta con sé un pastore tedesco dal pelo grigio e bianco, tra i sei e i sette anni, che però vuole e aspetta un invito esplicito a entrare in casa. La magione in questione è mondana, una specie di zoo dove insieme alle star intellettuali e scintillanti vivono cani, gatti, volatili e chiunque umano o animale è più o meno ben accetto. Pete lo strangolatore, il pitone di sette metri incontrato nella foresta colombiana, è stato dato in affidamento a Jack Carruthers nella San Fernando Valley ma questo cane “grigione”, anche perché filtrato e scelto dal buon vecchio Sandy, entra e ha subito un soprannome: Batka, che in russo vuol dire “padre” o “nonnino”. “Oltre al torace da lottatore e alle grandi fauci scure, Batka aveva infatti due zanne che somigliavano alle corna di quei torelli che in Messico si chiamano macho. Eppure era molto dolce, fiutava gli ospiti per riconoscerli in seguito, e fin dalla prima carezza offriva loro la zampa, come a dire: «So bene di avere un’aria tremenda, però in fondo sono un buon diavolo»”. Ci vuole poco a Gary, un europeo colto e cosmopolita, sposato con una famosa ed esposta sostenitrice della causa antirazzista, per capire che Batka è un “cane bianco”, addestrato fin da piccolo per aggredire i neri, tanto che solo un’inferriata gli impedisce di assaltare l’addetto alla manutenzione della loro piscina…
Se il merito di uno scrittore, ciò che misura la sua capacità narrativa, è anche il sapere raccontare con perfetto equilibrio eventi epocali e avvenimenti pubblici mischiati alle proprie storie personali e privatissime, lodi sperticate a Romain Gary, alias di Romain Kacev, scrittore francese di origini russe. Romain Gary è anche la reale identità di Émile Ajar, pseudonimo con cui Gary, nato in Lituania e divenuto eroe di guerra a trent’anni, a sessantuno ha firmato alcuni romanzi tra i quali il Premio Goncourt 1975, La vita davanti a sé, un grande successo letterario, subito tradotto anche in Italia. Gary il Goncourt lo aveva già vinto nel 1956 con il suo vero nome e con il romanzo Les racines du ciel mentre Cane bianco, del 1970, è ambientato nell’America di fine anni Sessanta, quando la guerra del Vietnam si vede nei TVcolor esposti nelle vetrine dei negozi ed è lontanissima, non tutti ne hanno un’opinione certa benché coinvolga le coscienze e le conoscenze (tipo il figlio del vicino che è partito a combattere) di ognuno, neri compresi che dal Vietnam sperano di imparare a non farsi più sopraffare e organizzano piccoli eserciti contro i bianchi. Avviene appunto l’omicidio di Martin Luther King (la marcia del famoso sogno era solo di qualche anno prima) e lo stesso Gary un bel giorno non può fare a meno di scappare dalla violenza che si scatena per le strade (“sono saturo di negritudine americana”), prendere un aereo e volare in Francia (te lo immagini in questi comodissimi e lussuosi aerei americani anni Sessanta, simbolo della superpotenza umana, con le hostess carine che nel sogno di allora si sostituivano alle pin-up e alle crocerossine). Vive a Parigi la rivolta studentesca lasciando una profonda testimonianza di quei giorni, benché il suo cane continui a dargli pensieri. Un libro che non è un romanzo ma che restituisce altrettanta passione grazie alla scrittura brillante, su diversi piani e registri, di un autore ironico, intelligente, da leggere e riscoprire anche per capire molto di quanto accade oggi.

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