Cani neri

Cani neri
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Siamo nel 1989 e si avvicina la caduta del Muro di Berlino. Jeremy è il proprietario di una piccola casa editrice, vive in Inghilterra ed è felicemente sposato con Jenny. Rimasto orfano a soli otto anni, ha trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza a cercare dei genitori putativi in quelli dei suoi coetanei; solo superati i trent’anni, finalmente appagato e diventato padre a sua volta, Jeremy trova nei suoceri le due figure tanto desiderate. Uniti in gioventù da un amore coinvolgente e dall’ideologia comunista, Bernard e June Tremaine oggi si parlano appena e vivono in paesi differenti. Come differenti e inconciliabili sono diventati i loro approcci alla vita: lei tutta misticismo e spiritualità, appassionata di fiori e yoga, lui un entomologo talentuoso, pragmatico e razionale. In mezzo, a dividerli, un inquietante episodio accaduto a June durante il viaggio di nozze nel sud della Francia: un giorno, fra romantiche passeggiate nei boschi della Provenza e cene in localini caratteristici, June viene improvvisamente aggredita da due enormi cani neri  senza padrone, dall’aspetto mostruoso e selvatico. Un episodio che tocca June nel profondo, modificando per sempre il rapporto con il marito e prima ancora con l’esistenza stessa: intimamente convinta di aver avuto un’esperienza metafisica, June abbandona la fede comunista e abbraccia con fervore quella religiosa. Ma anche Bernard, molti anni dopo, nell’assistere alla caduta del Muro, si troverà di fronte ai suoi cani neri, quando al Checkpoint Charlie verrà aggredito da una banda di naziskin nell’atto di difendere un turco. A narrare tutta la vicenda, raccogliendo le testimonianze di entrambi i suoceri, è proprio Jeremy, deciso a mettere in luce il significato di tutte e due le posizioni e, forse, alla ricerca di un’efficace risposta alla vita. Jeremy diventa così il portavoce di valutazioni che coinvolgono non solo June e Bernard ma anche la propria infanzia, lacerata da un abbandono precoce, divisa tra il bisogno di ricevere e dare affetto, la sensazione di non credere più a nulla e l’apatia...
Ogni pagina, oltre che lucidissima, è densa di rimandi e suggestioni: l’incontro con i cani (che poi si rivelano essere quelli usati dai nazisti durante la guerra) così potente nella sua forza simbolica (“la loro presenza emanava significato”); la descrizione di una Berlino in festa ma ancora piena di contraddizioni; il crollo dell’utopia comunista fra liberazione e nostalgia; la metafora di un male atavico e corrosivo che percorre la storia del Novecento; l’atmosfera di una guerra finita che, nella sua assenza, diventa il personaggio chiave di tutta la storia.

 

 

 

 
 
 
 
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