Cani sciolti

Cani sciolti

Ahmed scrive racconti pornografici per un sito di cui non sa nulla. Dieci al giorno, tre dollari a racconto. Non è un granché, a dire il vero, ma dicono che presto cominceranno a pagarlo di più, e poi lui ha bisogno di quel lavoro perché deve pagare le bollette. Ahmed vive con la zia materna, perché la madre è morta quando era piccolo e il padre viveva in un’altra città senza mai curarsi troppo di lui. I migliori amici di Ahmed sono el-Loul e Abdallah. El-Loul è un regista strampalato e stravagante dai grandi ideali ma dallo scarso successo. Al momento pensa di sfondare girando video di ballerine di danza del ventre grassocce e provocanti. Abdallah invece è un tossicodipendente alquanto scollegato dalla realtà. Una sera è scappato dalla clinica nella quale l’avevano ricoverato contro la sua volontà, si è trovato un appartamento e adesso ci vive con i soldi che gli passa la madre. Poi c’è Nevìne, bella, giovane e disinibita, che colleziona uomini come fossero francobolli. O forse sarebbe più calzante dire che li usa come fossero fazzoletti per pulirsi il naso. È sposata con Tàmer, anche se nessuno – nemmeno lei – ne conosce il motivo, dal momento che continua a passare da un letto all’altro. Una volta nella sua auto ci è finito persino Ahmed e ci è mancato un soffio che gli sbirri non li scoprissero...

Ahmed, El-Loul, Abdallah e Nevìne sono i “cani sciolti” che danno il titolo a questo verace romanzo breve di Muhammad Aladdin, brillante autore emergente della scena egiziana contemporanea. Sono cani sciolti perché fanno parte di quella generazione di giovani che si sono allontanati poco a poco dai dettami – morali e psicologici – della tradizione. Girano per le vie più buie de Il Cairo, fanno sesso in macchina insieme a perfetti sconosciuti, guardano film porno e frequentano locali loschi e personaggi dai dubbi costumi. Sono i giovani che non si allineano al sistema, ma che anzi – con fatica e spesso a loro discapito – provano a cambiarlo, a destabilizzarlo, a rivoluzionarlo, rimanendo a volte intrappolati nelle trame della società. Le loro sono esistenze esasperate, arrabattate, vissute e sopravvissute. Muhammad Aladdin fa emergere con straordinaria abilità tutte le sfumature cupe, sinistre – noir, a dire il vero – de Il Cairo, megalopoli piena di contrasti e di ombre ma ricca di prospettive. Una trama leggera – nel senso di non particolarmente intricata – ma piena di spunti e di riferimenti attuali e realissimi. Un nutrito apparato di note aiuta il lettore a districarsi tra attori, autori, star del porno e opere della civiltà egiziana contemporanea, di cui Aladdin impregna il suo racconto. Una storia forte, cupa e amara. Da divorare.



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