Cannabis – Dal proibizionismo alla legalizzazione

Cannabis – Dal proibizionismo alla legalizzazione

In Italia più del 10% della popolazione fra i 15 e i 64 anni fa uso di cannabis. Parliamo dunque di circa 5-6 milioni di persone, che nel 90% dei casi però sono solo consumatori occasionali e non cronici. Uno stato non può avere interesse a criminalizzare una così larga parte della sua gente, deve tener conto dei mutamenti della società e adeguare le sue leggi. La cannabis è poi una sostanza illecita troppo facile da reperire, ma soprattutto quasi sempre viene smerciata dagli stessi spacciatori che “spingono” altre sostanze molto più pesanti: questo è il principale pericolo, che i consumatori soprattutto giovani e giovanissimi entrino in contatto con ambienti criminali e possano passare agevolmente e in tempi relativamente brevi ad altre droghe. Quando si parla di legalizzare la cannabis, ci si scontra sempre con teorie “farlocche” e luoghi comuni senza nessuna base. Si dice spesso che dalla cannabis si passa all’eroina, ma se la prima viene consumata dal 20-30% della popolazione e la seconda a stento dall’1% la correlazione e la necessità con cui avviene il passaggio non esiste. Purtroppo siamo abituati a parlare di droghe legali e illegali perché viviamo in questa realtà da tempo, ma se proviamo a fare un minimo di astrazione ci rendiamo conto che le cose non devono stare per forza come stanno oggi: pensiamo al fatto che dal 1893 al 1911 le sigarette erano illegali mentre era legale l’eroina (anzi per essere precisi l’Eroina, marchio registrato della Bayer), oppure all’Islanda che per un certo periodo aveva vietato la vendita e l’assunzione di birra, per non parlare dei ben noti e oscuri periodi del proibizionismo. L’assunzione per uso ricreativo è solo uno degli usi possibili di questa nobile pianta: a Bologna, sotto le volte dei portici di via Indipendenza c’è scritto “Panis vita, canabis protectio, vinum laetitia”, un motto che indica la riconoscenza della città verso un prodotto che in passato ha reso ricca la città con fibre tessili ricavate a basso costo…

Il percorso dell’Italia verso la legalizzazione (o almeno la liberalizzazione) della cannabis è lungo decenni, e si fa sempre più accidentato ogni volta si tratta di discuterne ed eventualmente proporre una legge nelle aule del Parlamento. Il benaltrismo è l’atteggiamento imperante, la disinformazione finta o reale regna sovrana. L’Italia ha avuto per anni una legge imbarazzante e poi giudicata illegittima, la Fini-Giovanardi, che equiparava droghe leggere e pesanti (senza quella legge, per intenderci, moltissimi giovani non verrebbero arrestati per il possesso di modesti quantitativi di cannabis). Oggi il dibattito per quanto si ravvivi sempre più deve sbattere contro i veti di governanti conservatori e legati a slogan superati. nonostante il lavoro capillare e incessante dei Radicali a partire dalle battaglie dell’instancabile e compianto Pannella e di altri esponenti politici come Riccardo Magi, Benedetto Della Vedova e lo stesso Pippo Civati (ex PD oggi leader del movimento Possibile), nonostante tutto siamo destinati a rimanere fanalino di coda quanto: anche gli esecutivi Renzi e Gentiloni hanno bocciato le proposte venute dal basso, dalle raccolte firme e in sostanza dalle richieste della gente, ma anche le proposte contenute in questo saggio del 2016, in particolare l’istituzione dei cannabis social club sul modello della legislazione spagnola. Ma ormai il modello non sono solo quei Paesi tradizionalmente all’avanguardia, ma anche il Canada di Trudeau e l’Uruguay di Mujica. Da noi resistono il conservatorismo e la disinformazione, l’incapacità di valutare i benefici di una legalizzazione consapevole. Per fare un breve elenco: i dati ci dicono che il consumo di erba si abbassa con la legalizzazione mentre il proibizionismo ha fallito su questo fronte; verrebbero sottratti miliardi alle mafie e la legalizzazione farebbe emergere introiti per lo Stato; il prodotto venduto sarebbe di qualità e senza le dannose sostanze usate per tagliare le stupefacenti; si eviterebbe il contatto fra fumatori e ambienti dello spaccio; si userebbero milioni di risorse per contrastare altre attività criminali. Quello di Civati è un saggio tecnico e puntuale, che cita articoli, commi di proposte di legge, pareri di giuristi e magistrati per avvalorare le sue proposte. “Dal proibizionismo alla legalizzazione” è il sottotitolo, ma anche il cammino naturale che l’Italia non può più ritardare.



 

 

 

 
 
 
 

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