Cantona – The King

Cantona – The King

Londra. 25 gennaio 1995. Ha gli occhi serrati ma ancora riesce a vederli. Sono lì, a pochi centimetri da lui. Non smettono un attimo di guardarlo. Gli occhi fissi dentro i suoi, finché non esplodono in una fragorosa risata che è inutile cercar di non sentire poggiando i palmi delle mani sulle orecchie, perché tanto da ora in avanti sarà condannato a udirli riecheggiare dappertutto. Prova ad afferrare la maniglia dello spogliatoio ma persino le dita sembrano non obbedire più ai suoi comandi. Sente la voce di Norman Davies che gli urla qualcosa, che prova a dirgli di calmarsi mentre apre quel maledetto spogliatoio. Lui entra, pensa a loro lì fuori senza di lui, il cuore a rimbalzargli nel petto. Ancora pochi minuti poi tutto sarà finito. Perché per lui non ci sarà più nessuna partita da giocare, né gol da insaccare, né stadi da zittire o colletti da alzare. Si spoglia lentamente, guarda sul pavimento i calzoncini, le mutande, quella gloriosa maglia. Poi apre l’acqua della doccia e si lascia lentamente trasportare dal vapore mentre vorrebbe urlare, scaraventare fuori dal suo corpo le ultime stille di rabbia che ancora lo attanagliano. Vorrebbe fosse tutto un maledetto sogno, ma non lo è. Sa che è davvero finita, anche se prova a pensare che lo perdoneranno, che non lo lasceranno solo, che non può finire così dopo tutta la gloria regalata in quegli anni. Ma intanto i denti cominciano a sbattere per il freddo e lui, Eric Cantona, The King, ora ha solo una stramaledetta, fottutissima paura...

Un calcio in pieno petto ad un tifoso dopo un’espulsione, un gesto folle che ha fatto il giro del mondo – non solo calcistico – quello che durante Crystal Palace-Manchester United nel 1995 costò a Cantona una memorabile squalifica di otto mesi diviene lo spunto, il cardine sul quale Andrea Romano costruisce il suo splendido libro. Perché le vicende che ruotano intorno a quel gesto fuori e dentro la vita del campione francese sono molto più che la semplice biografia di uno dei più talentuosi fuoriclasse calcistici del premillennio. La scrittura intimista di Romano ci porta a vivere fianco a fianco con il dramma umano e sportivo di chi per venti secondi di pura follia si è ritrovato a passare dalla gloria del paradiso alla polvere dell’inferno, detronizzato e gettato in pasto alla sua coscienza e alla gogna mediatica. Lo si vive in presa diretta, si è assolutamente partecipi, il pathos di Cantona diviene il nostro e alla fine anche nella sconfitta – perché in questa vicenda non ci sono vincitori ‒ non si può che essere comunque dalla parte di una delle più grandi icone che la storia del calcio è stata capace di regalarci, lungo la sua luminosissima e nonostante tutto memorabile carriera.



 

 

 

 
 
 
 

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