Capolinea per le stelle

Capolinea per le stelle

Zen non è un ragazzo come qualsiasi altro, anche se vive con la madre e una sorella. Zen conosce fin troppo bene la povertà, vive in una vecchia città industriale ormai impoverita, ai margini dell’Impero. Ha dovuto imparare ad arrangiarsi fin troppo presto, per fortuna la Rete offre molte opportunità a un giovane ladro. Grazie alla Rete, infatti, i treni possono raggiungere qualsiasi angolo dell’Impero. Non ci sono mercati, ricchezze grandi o piccole, che Zen non possa raggiungere. Rubare, dopotutto, è un mestiere facile per chi combatte contro la necessità, ma comporta dei pericoli difficili da individuare. Zen, certo, è molto abile a schivare trappole e imprevisti, ma sarà in grado di svolgere senza danni la missione che gli è stata assegnata? Il treno imperiale è un obbiettivo molto impegnativo per un giovane ladro, perfino con l’aiuto di Nova. La stessa Nova sembra una ragazza normale, ma non è affatto umana. Il suo più grande desiderio sembra essere quello di diventare umana, ma chi può davvero comprendere i pensieri di un essere meccanico che aspira a farsi venire le lentiggini?

Philip Reeve è uno dei più interessanti autori inglesi del momento, ha ricevuto premi molto prestigiosi nel campo della letteratura fantastica per ragazzi (Carnegie Medal, Blue Peter Book of the Year Award, Los Angeles Times Book Award, etc.). Anche Doug Liman, regista di film di successo quali The Bourne Identity, pare abbia posato gli occhi su questo libro per trarne un film. Insomma, un autore e un romanzo di sicuro appeal presso il lettore a caccia di evasione e di nuove emozioni letterarie. Il punto di forza di questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2015 dalla Oxford University Press, è senza dubbio la sua ambientazione. Reeve ha immaginato un universo fantastico, lontano nel tempo e/o nello spazio, molto articolato e colorato, ricco di creature lontane dalla nostra esperienza e di personaggi dotati di qualità piuttosto singolari. Il lettore viene introdotto fin dalla prima pagina in un mondo assolutamente immaginifico. Eppure, il luccichio e i colori raggianti dell’immaginario di Reeve non catturano fino in fondo. Non possono perché sanno di già visto. Una bottiglia dalle forme e i colori accattivanti non potrà mai nascondere ai palati un vino di poco corpo. Reeve prende a prestito forme, personaggi e tematiche da universi narrativi ben noti agli appassionati e solo un lettore distratto o inesperto può lasciarsi avvincere genuinamente. Il tema del viaggio in treno per gli angoli remoti della galassia, ad esempio, si deve probabilmente alla nota serie a fumetti Galaxy Express 999 (ideata e realizzata da Leiji Matzumoto, autore di Capitan Harlock. Il fumetto ebbe una seguitissima versione a cartoni animati, trasmessa anche dalla RAI negli anni Ottanta). Perfino il personaggio di Nova, ragazza meccanica che desidera essere umana, sembra quasi una versione rovesciata del protagonista ideato da Matzumoto (Masai è umano, ma vorrebbe diventare meccanico). un caleidoscopio dell’usato sicuro, insomma, la scorciatoia per il successo editoriale.



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