Capri-Revolution

Capri-Revolution

Lucia corre agilmente sulle rocce che cadono a strapiombo sul mare in cerca della capra che ha smarrito. È l’ora del tramonto. Nel sentire un belato si spinge fino al costone di roccia, per cercare con lo sguardo la capra mancante e nel farlo scorge un gruppo di persone, poco più di una decina tra uomini e donne, sdraiati e nudi. Compiendo lenti movimenti guardano verso il sole che a poco a poco cede il passo alla notte. Sconvolta, Lucia recupera la capra e si dirige verso casa. Vive nell’isola di Capri con i due fratelli, Antonio, il maggiore, e Vincenzo, la madre e il padre malato, costretto a letto. Il giorno seguente, mentre cammina con le capre al pascolo sulla vetta del Monte Solaro dell’isola di Capri, sotto il sole e nel silenzio rotto soltanto dal fruscio della vegetazione mossa dal vento e dal ronzio di qualche insetto, Lucia si imbatte in un uomo, che riconosce essere uno del gruppo scorto il giorno precedente. L’uomo, dallo sguardo ipnotico e dai lunghi capelli biondi, ha una tunica che lascia intravedere un corpo magro e una sacca in spalla e procede tra le rocce incrociando la donna con il gregge. Si osservano e si fissano negli occhi. Lucia ne è convinta: si tratta dell’uomo che guidava le danze tra le rocce sul mare…

La Capri oggetto di questa sceneggiatura non è l’isola che conosciamo oggi: siamo all’inizio del secolo scorso, la natura dell’isola predomina incontaminata e spontanea, sin dalla prima scena, che si apre con il paesaggio dell’imponente Monte Solaro, un massiccio impervio dai versanti rigogliosi, dove crescono fitte specie selvatiche. Nell’epoca in cui si svolge la storia, l’isola è suggestiva e selvaggia, come si intuisce dalla citazione posta all’inizio del libro ed è culla di movimenti culturali e spirituali e di fermento. Mario Martone nella conversazione con Antonio Gnoli, a prefazione del libro, illustra l’ispirazione alla base del soggetto del film omonimo da lui stesso diretto, interpretato da Marianna Fontana e Antonio Folletto e presentato in concorso alla 75ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: tutto ha avuto inizio dall’incontro casuale con alcune tele, esposte a Capri, del pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach che visse nell’isola agli inizi del Novecento. Da qui, la curiosità di approfondire non solo le motivazioni che spinsero l’artista straniero a trasferirsi in quella porzione di terra, ma anche le pratiche di vita applicate (la ricerca del contatto con la natura, ad esempio). Scelte e pratiche di vita all’epoca seducenti quanto sconosciute quasi a contrasto con i tempi in cui è ambientata la storia (siamo, infatti, agli albori della guerra, quando nell’isola viene portata l’elettricità, che raggiunge anche le parti più isolate del territorio italiano). Anche i profili degli stessi personaggi evidenziano questo contrasto: da un lato la comunità di artisti, fervida di idee e soluzioni alternative allo stile di vita dell’epoca, dall’altro personaggi quali il medico dell’isola, uomo pragmatico e fervente sostenitore del progresso e della scienza per una società più equa e indipendente. In questa cornice si colloca la storia di Lucia, una giovane contadina che costudisce un gregge di capre, per natura curiosa ed aperta che, contro l’ostilità della famiglia che la vuole in sposa ad un ricco uomo caprese, avrà modo di scegliere il proprio cambiamento. Non a caso il titolo, Capri-revolution, ci introduce in una lettura di una sceneggiatura, e nella visione di un film, piena di tante rivoluzioni, a partire da quella della giovane protagonista in cerca della propria identità e libertà.



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