Cara Ijeawele

Cara Ijeawele

Come crescere una figlia femminista? Interpellata da una sua amica d’infanzia, la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie individua quindici regole principali e le argomenta. Innanzitutto secondo lei bisogna avere il coraggio di essere una donna completa, che non si definisce attraverso la sola maternità, una donna che condivide col proprio uomo tutte le responsabilità a partire dalla procreazione, passando per la cura e l’educazione della bimba, senza fargli sconti e senza dare alle cure prestate dall’uomo un peso maggiore, senza riconoscere al suo prendersi cura del bambino qualità superiori, come se non fosse un suo preciso dovere ‒ identico a quello della parte femminile ‒ farlo. Una figlia femminista si alleva principalmente attraverso l’esempio, per cui una madre che lavora per propria determinazione e non per concessione del suo uomo, una madre che ama la lettura, una madre che rifugge gli stereotipi di genere, che non considera il matrimonio un traguardo, che sia capace di trasmettere alla figlia un forte senso di identità, che sia perentoria nell’affrontare la questione dell’aspetto fisico, che sappia trasmettere equanimità di giudizio e riesca, al momento di affrontare temi come quello della distinzione tra vittime e carnefici a trasmettere il concetto importantissimo della differenza, senza però universalizzare le vittime in una massa indistinta di santi…

Si può costruire una femminista in quindici tutt’altro che facili mosse? Forse no, ma mettendo in forma di pamphlet la lettera scritta ad un’amica alcuni anni prima di avere lei stessa una figlia, Chimamanda Ngozi Adichie fornisce gli strumenti base per la creazione di un bozzetto, una sorta di kit da progetto scolastico che serve innanzitutto a plasmare la donna che dovrà poi trasformarsi in madre e che alla dotazione base fornita da Cara Ijeawele dovrà sovrapporre il proprio vissuto, tutte le madri che sono sedimentate dentro di lei e di cui lei è il prodotto. I quindici consigli risentono ovviamente del retroterra culturale dell’autrice di capolavori come Metà di un sole giallo e alcuni di essi ad una prima lettura potranno apparire ormai conquiste scontate all’emisfero nord del pianeta, ma Adichie è molto brava a smontare la presunzione che in alcune parti del mondo la parità di genere sia ormai un dato di fatto. Lo fa prendendo in esame due delle donne di potere più influenti del momento: Hillary Rodham (Clinton), la quale fino alla conquista della Presidenza da parte del marito aveva orgogliosamente conservato il proprio cognome e Theresa May, che la stampa inglese dipinge come una donna il cui marito ha accettato di mettersi da parte per lasciarla risplendere. Sono molti i pregiudizi da scardinare, primo fra tutti l’idea che questo sia un libro scritto da una donna africana per un’altra donna africana.



 

 

 

 
 
 
 

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