Caravaggio e il frutto della virtù

Caravaggio e il frutto della virtù
Un dipinto dalla singolare identità iconografica: un giovane, in camicia chiara su uno sfondo scuro, è ritratto a mezzo busto nell’atto di tagliare con un coltello un frutto. L’opera pervenutaci in dodici copie che ne certificano il successo, a oggi non può contare su una versione originale unanimemente accettata. Primo quadro di Caravaggio, nella sua fattura acerba ed enigmatica porta con sé numerosi interrogativi relativi al problema della datazione e del luogo dove fu composto, alle modalità della sua elaborazione e all’ambiente culturale che potrebbe averlo influenzato. In base a quanto attestano i dati forniti dalle ultime ricerche archivistiche e gli esiti delle indagini iconografiche condotte da Laura Teza è plausibile che Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, abbia dipinto il Mondafrutto nel corso del suo primo periodo romano. Forse nell’alloggio di palazzo Colonna dove il prelato Pandolfo Pucci lo ospita, lo nutre di sola insalata e gli commissiona tra gli altri opere da inviare nella natia Recanati…
La produzione pittorica del Caravaggio dei primi anni è sicuramente legata a immediate necessità di sussistenza: lavori di poca importanza e copie di dipinti a tematica devozionale, tra i meandri della committenza minore. In quel sottobosco di prelati, borghesi rigattieri e mercanti d’arte da cui questa ampia e approfondita ricostruzione prende le mosse, per poi condurci nel vivo fermento culturale di fine Cinquecento e inizio Seicento. Nella Perugia degli Accademici degli Insensati, un’associazione di poeti e pittori fautori di una condotta di vita pervasa dal codice etico di matrice stoica in feconda connessione con i precetti didattici voluti dalla Controriforma, di cui Cesare Crispolti era il membro più riconosciuto. Un contesto che, nel rimando dei temi allegorici, ben si lega al soggetto dell’opera del Caravaggio, nel quale un ragazzo dall’aspetto pulito e bene educato monda i frutti con dignitosa naturalezza e indifferenza al richiamo della loro succulenza. Il libro merita, invece, di essere gustato dalla prima all’ultima pagina lasciandosi tentare dai molti stimoli presenti.

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