Cardinal - Quaranta modi per dire dolore

Cardinal - Quaranta modi per dire dolore

John Cardinal ha appena lasciato sua figlia in aeroporto. Kelly è in partenza per gli Stati Uniti con un volo che fa scalo a Toronto e Cardinal sente il peso della solitudine in quella macchina che sa ancora di lei e del suo profumo preferito. La strada del ritorno, in una Algonquin Bay dove diventa buio presto, scintilla, illuminata dai fari delle auto, come se fosse una pista di decollo. È febbraio, fa molto freddo, i finestrini sono coperti da un sottile velo di ghiaccio, che l’uomo è costretto a grattare via con la spatola di plastica per poter avere una maggiore visibilità. Cardinal sta tornando a casa, in quell’abitazione che in realtà non può più definirsi tale. Sua moglie Catherine prima e sua figlia ora sono andate via e quella costruzione di legno, completamente coibentata per proteggerla dal freddo, è ormai un involucro senza anima. Il viale in cui John si immette è ricoperto da mucchi di neve: impossibile vedere la macchina che gli sbarra la strada, fino a quando non arriva così vicino da rischiare di tamponarla. Si rende subito conto che si tratta di una di quelle auto prive di contrassegno che utilizzano per lavoro e mentre fa marcia indietro per parcheggiare, vede Lisa Delorme scendere dalla macchina e andargli incontro. Una donna avvenente la Delorme, non certo un’icona di sensualità, ma il suo modo di guardare negli occhi è strano e molto particolare. In realtà la donna guarda fissando intensamente, cosa che la maggior parte dei suoi colleghi trova molto affascinante. Lisa Delorme annuncia al collega, senza tanti giri di parole, che hanno rinvenuto un cadavere e che per questo è necessario che la segua. Cardinal, in maniera pacata, le ricorda che ormai da tempo non lavora più per la Omicidi, ma Lisa non molla: il capo, Dyson, lo vorrebbe richiamare, quindi deve seguirla. Cardinal insiste, lui non c’entra più: del resto, come dimenticare l’accesa discussione con il capo e il suo relativo allontanamento dalla squadra? Lisa cerca di stuzzicare il suo interesse con una drammatica rivelazione: il cadavere potrebbe essere quello di Katie Pine. I ricordi più amari e dolorosi si accendono nelle mente dell’investigatore. Katie, tredici anni, scomparsa dal 12 settembre, una studentessa modello, una bambina, solo una bambina. Lo squillo del telefono fa sobbalzare Cardinal: è Dyson e vuole urgentemente parlargli...

Un buon thriller Quaranta modi per dire dolore, che vede protagonista il detective della squadra omicidi John Cardinal, impegnato nella soluzione di un caso delicato, in quanto legato al ritrovamento del cadavere di una bimba di tredici anni, scomparsa misteriosamente qualche mese prima. Una ragazzina difficile Katie, tanto quanto difficoltoso il suo rapporto con i genitori; due elementi fondamentali, secondo gli inquirenti, per far pensare a un allontanamento volontario. Cardinal, invece, è sempre stato di un altro parere; lui in quella scomparsa non ci ha mai visto nulla di volontario. Mettersi contro i capi è, però, spesso rischioso e la sua presa di posizione lo ha portato inevitabilmente lontano dalla stessa squadra omicidi. Le cose adesso sono cambiate: forse il cadavere della piccola è stato ritrovato, forse Cardinal ha ragione. Un romanzo thriller questo di Blunt, particolarmente inquietante, che richiama l’attenzione del lettore sulla reale conoscenza di chi ci sta intorno. Persone dall’apparente normalità possono nascondere duplici personalità, figure dall’animo buono possono celare il male nei meandri dell’anima. La natura malata appartiene spesso a chi è al di sopra di ogni sospetto. Lo stile di Blunt non tradisce la sua linearità e semplicità nel narrare una storia piuttosto cruda ed emotivamente coinvolgente. Un romanzo forte, che non manca di pagine cariche di sentimenti, come i pensieri dolci e nostalgici di Cardinal nei confronti di sua moglie Catherine e di sua figlia Kelly. Da Quaranta modi per dire dolore è stata tratta la prima fortunata stagione della serie televisiva Cardinal. Una curiosità: il titolo nasce da una riflessione del detective durante una visita alla madre di Katie Pine: “Si dice che gli eschimesi conoscano quaranta modi per indicare la neve. Chi se ne importa della neve, pensò Cardinal... Quello che serve davvero alla gente sono quaranta modi per dire dolore. Sofferenza. Crepacuore. Desolazione. Non erano sufficienti, non per quella madre rimasta senza figli in una casa vuota”.



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