Cari mostri

Cari mostri

Ha «sempre amato con paura quel quartiere della città vecchia che si chiama Alp»: perciò ci va spesso, a inebriarsi del fascino dell’esotico - che è al contempo, in molti casi, pericoloso - che vi si trova. Così, quando il vecchio mercante gli offre un Wenge, curioso animaletto che sembra averlo preso subito in simpatia, non sa dire di no: ma non è forse vero, talvolta, che più amiamo qualcosa, più ci fa paura?... In una mattina come un’altra il signor Zefiro - dopo aver provato tanto ripetutamente quanto inutilmente ad accendere la TV - si accorge che qualcosa non va: troppe cose sono strane, dal bancomat fuori uso alla sua dirimpettaia che non esce mai di casa (ma adesso non risponde alla porta). Forse non è proprio una mattina come le altre… L’oligarca Arkadij ha fatto molti soldi - in maniera sporca e non solo con le buone: e allora? - e adesso è in vacanza in Italia a comprare tutto quello che vuole. Questa bella villa in Toscana, tanto per cominciare. E tutti quelli che ci sono dentro. E il bosco che c’è fuori. Eppure c’è qualcosa, in quel posto, che resiste, con le unghie e con i denti, a ogni tentativo di venir comprato… Il direttore del museo vuole chiudere l’ala egizia, per far posto a giochi e percorsi virtuali e interattivi. Ignaro che, tra i loro codici indecifrabili, le mummie conservano ancora qualche letale segreto da rivelare...

L’horror più classico (con tanto di vampiro e di omaggio a Edgar Allan Poe) e il cinema di Corman, il cyberpunk e il thriller esoterico si incontrano in questa raccolta di venticinque racconti che mostra un Benni nella sua forma migliore, sempre in perfetto equilibrio tra la suspense e la comicità. L’inconsueta vena giallo-nera che pervade l’opera permette di intravedere una realtà più spaventosa e inafferrabile via via che prova a mostrarsi più solida e rassicurante. Fino a sfuggire di mano - spesso nel peggiore dei modi - tanto ai più sprovveduti quanto a quelli che pretendono di riuscire a controllarla. Si legge, si riflette, si divora il finale e si ride, si ride tanto. L’idea vincente di affrontare con un sorriso il peggiore degli incubi - secondo l’adagio orientale di trattare con leggerezza le cose più serie, e con serietà quelle più leggere - trova in Stefano Benni uno dei suoi massimi cantori; un autore che, a fronte dei tanti volumi pubblicati in un variegato arco pluridecennale, non perde mai lo smalto e che sfodera la sua maestria proprio nel colpirti di più quando è esattamente così che te lo aspetti. Da non perdere per nessun motivo, insomma. Splendida anche la copertina di Luca Ralli.



 

 

 

 
 
 
 

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