Carosello… e poi tutti a nanna

Carosello… e poi tutti a nanna

3 febbraio 1957 – 1 gennaio 1977: Carosello è durato vent’anni tondi tondi. In realtà, sin dall’inizio della storia di Nostra Signora Televisione si era pensato alla “réclame”, ma non si era riusciti a trovare la formula giusta per porgerla agli spettatori in modo gradevole. Alla fine, si pensò di mediarla con lo spettacolo, soprattutto comico, riservando alla pubblicità vera e propria lo spazio finale. Quello che, in gergo, si sarebbe poi chiamato “il codino pubblicitario”. Andava in onda subito dopo il tg della sera, alle 20.50, e durava dieci minuti, tutti i giorni tranne il venerdì (e il 2 novembre). E tale e tanto fu il successo che si guadagnò pressoché immediatamente, che, nei suoi vent’anni di vita, è stato sospeso solo per la morte di Pio XII, di Giovanni XXIII, di Kennedy e per la strage di Piazza Fontana. Nel 1958, Paul Campani creava l’omino coi baffi per Bialetti, che, al posto della bocca, mostrava, in velocissima successione, le lettere delle parole pronunciate dalla voce di Raffaele Pisu. Nel ’59, Vittorio Gassman e Anna Maria Ferrero, attori di prosa impegnata, dimenticavano per qualche istante il palcoscenico, per esaltare romanticamente i Baci Perugina. Nel 1963, l’Olandesina della Mira Lanza riportava al bianco il nero Calimero, battezzato con il nome della chiesa milanese dove il suo ideatore (Nino Pagot) si era sposato. Era il 1965, quando Armando Testa rivoluzionava il linguaggio pubblicitario con due coni di gesso, alti 25 centimetri: il Caballero misterioso e Carmencita, per il caffè Paulista di Lavazza. Era, invece, il ’67, quando El Merendero, il refrain dei Carosello dei biscotti Talmone, prendeva a essere canticchiato da tutti; e quando Ernesto Calindri – anni di gavetta nei teatri, capocomico di una propria compagnia, stimato attore di prosa e d’operetta –, grazie all’incontro col Cynar, iniziava la sua lenta, ma inarrestabile trasformazione ne “l’uomo carciofo”…

Vito Molinari, classe 1929, è stato e continua a essere tante cose: regista (e spesso coautore) di trasmissioni tv, di una sessantina di operette, di cinebox, di spettacoli di prosa e di rivista, autore di un testo sul cinema muto, di uno sulla vita di Totò, di una commedia e di moltissimo altro. Nel corso di una carriera così lunga e articolata, ha trovato anche il tempo di dirigere cinquecento Caroselli. Ragione per cui il suo libro è tanto prezioso: perché si sente, netta, l’esperienza di chi quella televisione in bianco e nero e dalle grandi speranze non solo l’ha vissuta, ma ha contribuito a farla – tra l’altro, Molinari ha diretto la trasmissione inaugurale della Televisione Italiana, il 3 gennaio 1954. Fenomeno unicamente e squisitamente italiano, “Carosello” viene ripercorso nel libro in ordine cronologico, un anno per capitolo, ognuno aperto da una panoramica sui fatti salienti avvenuti nell’anno e punteggiato di approfondimenti su personaggi importanti nella storia della rubrica (Aldo Fabrizi, Gino Bramieri, Mina…) e di svariate “carosellerie”, vale a dire le curiosità, i dietro le quinte dei Caroselli più famosi. Su tutti, il fatto che furono proprio gli attori che vi partecipavano a favorire, inconsapevolmente, l’ingresso dell’animazione. Si erano, infatti, resi conto di essere diventati indispensabili, dato che si erano identificati con i rispettivi prodotti (Nino Manfredi = Pura Lana Vergine; Cesare Polacco = Brillantina Linetti…), e avevano iniziato a pretendere compensi sempre più alti, provocando il malumore degli industriali. E, così, nacquero il Gigante Amico, Joe Condor, il pianeta Papalla, l’ippopotamo Pippo, Capitan Trinchetto e tutti gli altri. Come Molinari osserva in più punti, le potenzialità di Carosello furono subito percepite, divenendo presto un invitante banco di prova per le sperimentazioni più ardite (le sculture in plastilina di Fusako Yusaki per Brancamenta, la Linea di Cavandoli per Lagostina, il mix di disegno e fotografia del Gringo della Gamma, per la Carne Montana, il rallenty esasperato nelle riprese per i televisori Brionvega…), oltre che una vetrina e un trampolino per attori, cantanti, umoristi, sportivi, registi, direttori della fotografia, ballerini, soubrette e star hollywoodiane (da Laurence Olivier a Jerry Lewis). L’evoluzione del fenomeno Carosello è seguita dall’occhio attento di Molinari in ogni suo stadio – gestazione, nascita, sviluppo, censura & frustrazione, crisi, logoramento e morte – dando origine a un libro denso, che racchiude, allo stesso tempo, la storia di una pagina fondamentale della televisione italiana e quella dell’Italia stessa. La lettura risulta, così, vivace e stimolante, ma anche rischiosa. Il rischio è che il libro possa rimanere in giro per casa per molto tempo, passando dalla scrivania al comodino, dato che la descrizione/spiegazione di un Carosello – e di descrizioni/spiegazioni ce ne sono davvero tante – suscita il desiderio irrefrenabile di andare a rivederlo, se lo si conosce già; o di andare a scoprirlo, se non lo si è mai visto prima.



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