Carpaccio

Carpaccio

Vittore Carpaccio (1465 circa – 1526) è stato uno dei maggiori protagonisti della produzione di teleri a Venezia a cavallo tra il XV e il XVI secolo, nelle cui storie miracolose emerge una vena narrativa accompagnata da una pari propensione di scenografo e costumista. Per lui la pittura non deve essere oggetto di devozione spirituale né strumento di meditazione filosofica, non deve dire nulla che si possa esprimere con le parole. Il suo valore sta nel trasporre il problema dei valori, dal piano dei sistemi universali a quello dell’esistenza umana. La sua arte pittorica segna dunque il principio di una nuova cultura, fondata sulla positività dell’esperienza visiva i cui sviluppi arriveranno con il vedutismo. Nella dosatura proporzionale di forme colorate all’interno di un’inaudita lucidità spaziale, l’incantamento della narrativa del Carpaccio non manca tuttavia di inserire anche immagini mentali. Una prerogativa del tutto personale, capace di dare sostanza reale a rappresentazioni della fantasia e di coniugare la dimensione fisica con quella metafisica. Di dare senso alla coesistenza di tante cose diverse in un medesimo contesto, in un’architettura largamente commista in cui l’allegoria delle storie trova minuziosa rappresentazione e sembianze di assoluta realtà…

Era dai tempi della grande mostra veneziana curata da Pietro Zampetti nel 1963 che non veniva pubblicata una monografia su Carpaccio complessivamente attenta e aggiornata, con schede di commento alle tavole puntuali e precisazioni critiche ricche di considerazioni e approfondimenti. Il libro di Vittorio Sgarbi, che Bompiani edita a vent’anni di distanza dalla sua prima uscita da RCS Libri, si fa carico di rompere la lunga disattenzione che ha circondato da allora uno degli esponenti più interessanti dell’arte veneziana tra la fine del Quattrocento e gli inizi del secolo successivo. Che la pulsione per la scrittura accompagni da sempre in Sgarbi la passione per l’arte è cosa nota: i motivi sono i più vari; ma se i motivi sono i più vari, li accomuna una capacità divulgativa in cui la complessità dei temi non lascia mai in secondo piano la dimensione narrativa. Il tono è leggero, benché non manchino mai profondi affondi critici sul contenuto delle opere, sulle matrici filosofiche e metodologiche delle sue scelte. Servono piuttosto a comporre il ritratto completo di quest’uomo eccezionalmente indipendente, pieno di consapevolezza del suo valore artistico, ma anche così preso dalle intense vicende pubbliche del suo tempo.



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