Carry on

Carry on

È ora di tornare a Watford, la scuola di magia in cui Simon Snow ha trascorso gli ultimi sette anni della sua vita. Escluse le estati, certo, perché quelle le passa in case famiglia arrabattandosi alla meno peggio in attesa che arrivi il primo giorno di lezione. A Watford ci sarà Penny, la sua migliore amica e maga di grande talento, ma anche Agatha, la sua “quasi ex ragazza”, che l’ultima volta ha visto mano nella mano col suo peggior nemico, Baz. E di certo ci sarà anche lui, Basilton Pitch detto Baz, il suo compagno di stanza che forse è un vampiro, che trama insieme alla sua famiglia contro l’Arcimago e ha cercato più volte di farlo fuori ma senza successo. E forse chissà, anche il Tedio Insidioso tornerà a minacciare Simon e i maghi, il Tedio che divora la magia e dietro di sé spalanca buchi neri, il Tedio che ‒ ormai si sa ‒ ha la faccia di Simon a undici anni. Magari stavolta saprà sconfiggerlo, se avrà fortuna. Ma quando i magici cancelli della scuola si spalancano manca qualcuno all’appello: di Baz non c’è traccia, e nessuno sembra sapere dove sia…

“Easy come, easy go. Little high, little low. Carry on, carry on”, canta a un certo punto l’Arcimago, e i versi di Bohemian Rhapsody dei Queen dettano i magici ritmi di un amore inatteso di quelli con la A maiuscola e coi puntini esclamativi a seguire che formano un’emoticon sorridente. Baz, Simon, la loro eterna rivalità che dura da sette anni da quando Snow ha messo piede a Watford. Nemici fin dal primo giorno, eppure inconsapevolmente e perdutamente innamorati l’uno dell’altro, o almeno è così nella versione alternativa immaginata da Rainbow Rowell e poi diventata un vero romanzo. La scrittrice americana torna ancora una volta nell’universo dell’Arcimago e di Simon Snow, frutto dell’inventiva letteraria di Gemma T. Leslie ‒ saga in otto volumi pubblicati tra il 2001 e il 2012 ‒, che già le era servito per tratteggiare i contorni di Cath, la protagonista di Fangirl. Fan della serie letteraria e autrice di una fan fiction, Cath immaginava i due protagonisti maschili che si innamorano. Una di quelle esperienze meta-letterarie (per dirla à la Pirandello), che aveva bisogno di vivere una vita sua, di essere scritta per esistere anche se solo sulla carta. Riscrivere il finale di una saga ridisegnando l’anima di chi la rende viva, e cambiare l’inclinazione sessuale dei protagonisti poteva incrinare la luce che illumina il mondo fantastico della Leslie. E invece, grazie all’indiscusso talento della Rowell, ha finito per dare nuova linfa alla storia originaria. Forse Simon e Baz sono davvero due anime gemelle che la scrittura ha riunito dopo anni di lontananza. Magia delle parole, dei sentimenti e di un talento innegabile.



 

 

 
 
 
 

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