Cartesio non balla

Cartesio non balla
Non si tratta di semplice vituperio, determinato magari dalla giusta considerazione che Andy Wahrol non era proprio un grande artista. La cultura pop è così discreditata soprattutto per l’ignoranza dei suoi fondamenti, della sua produzione e dei suoi valori. Se si può indicare in Friedrich Nietzsche e nella sua sensibilità ("Le nostre considerazioni più sacre, ciò che noi consideriamo immutabile per quanto concerne i valori supremi, sono i giudizi dei nostri muscoli") l’origine filosofica della cultura pop, il suo frutto prezioso è la musica rock dai Beatles ai Red Hot Chili Peppers, oltre che le innumerevoli scoperte tecnologiche e le opere letterarie più sopra le righe come quelle di Chuck Palahniuk o Joe Landsdale, tanto per citare almeno in parte la produzione di una cultura assolutamente superiore. Superiore perché possiede nei suoi valori la creazione e l’energia innovativa, ideali che permettono di superare una crisi e trovare a tutti i costi una soluzione...
Questo il pensiero di Franco Bolelli, autore di numerosi saggi e organizzatore di festival pop. Per dimostrare la tesi enunciata nel sottotitolo del suo saggio, ossia “definitiva superiorità della cultura pop (quella più avanzata)”, Bolelli spiega su cosa si basa la soverchia della tradizione. A partire dalla netta separazione tra spirituale e corporeo, operata da un potere religioso e spesso anche politico che ha fatto della sapienza il più importante dei valori (quello stesso potere che nella storia della civiltà occidentale ha discriminato il genere femminile perché simbolo del corpo, per via della maternità) si è arrivati al disprezzo per tutto quanto non fosse metafisico e astratto, svuotando così ogni valore di contenuti effettivi. Un saggio interessante e assai intelligente, che forse poteva risolversi più brevemente ma che ha il pregio di restituire verità a tante false certezze.

 

 

 

 
 
 
 
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