Casa

Casa
Gilead, Iowa, anni ’50. A casa del pastore presbiteriano Robert Boughton è tempo di uccidere il vitello grasso, perché il figliol prodigo, quello che pareva smarrito per sempre, è tornato. Con il suo bagaglio pesante di errori e cadute rovinose Jack, il figlio meno docile eppure prediletto tra gli otto, ha fatto ritorno nella polverosa casa di famiglia, dove il vecchio padre si sta avvicinando lentamente alla morte, accudito dall’ultimogenita Glory, anche lei tornata da soli due mesi a cercare sollievo per le ferite dell’anima dopo una relazione con un uomo che l’ha ingannata. Vent’anni prima Jack è andato via dopo averla combinata grossa più delle altre volte, senza dar più notizie di sé, senza essere presente neppure al funerale di sua madre. Oggi il figlio che era perduto è tornato, infelice e provato, ed è il tempo della gioia per il vecchio padre, e anche per sua sorella. Ma domani dovrà essere il giorno del perdono e l’anziano pastore, pur sorretto da fede cristallina, dalla volontà del cuore e dall’amore di padre, indebolito nel corpo ma ancora duro e autoritario, sarà costretto a misurarsi con l’incapacità tutta umana di concederlo, quel perdono, a quel figlio così sbagliato, così diverso perché mai graziato del dono della fede, così indecifrabile ed ambiguo. “ Non sono mai riuscito a capire perché non ci amassi”- gli dice. E ancora :” Senti il cuore qui dentro? La mia vita è diventata la tua vita, come quando si accende una candela con un’altra.[…] Eppure tu facevi sempre il contrario di quello che speravo, l’esatto contrario. Allora ho cercato di non sperare niente, tranne che non ti perdessimo. E allora, ovviamente, ti abbiamo perso. Quella era l’unica speranza che non sono riuscito ad accantonare”…
Tre sconfitti i protagonisti di questo bellissimo romanzo, da far pensare che protagonista vera sia la lotta impari che ognuno di noi combatte con i suoi fantasmi. Jack, la pecora nera, li combatte da sempre senza la protezione dello scudo della fede che difende da sempre suo padre e, apparentemente, tutta la sua famiglia. Glory non ha il coraggio di raccontare al vecchio padre che quella fede non è bastata a proteggerla da mondo e dalla sua stessa fragilità, ed ora ha barattato i suoi sogni di donna per cercare almeno un po’ di pace in un passato che pare cristallizzato nella vecchia casa di famiglia, ma è ormai solo illusione. E poi il vecchio reverendo, forte delle sue certezze, che ora vacilla davanti alla sua stessa incapacità e debolezza che lo umiliano. Non c’è possibilità alcuna di consolazione in questa reinterpretazione evangelica della nota parabola, eppure i temi della famiglia, della solitudine, dell’amicizia e anche della fede sono la declinazione di una strana e caparbia speranza, in questo romanzo di una tristezza desolante e senza scampo. Il tema della colpa fa da contraltare a quello del perdono e il senso di sconfitta li permea entrambi. Casa, in fondo, significa pur sempre sicurezza, ma la Robinson dilata il tema classico del Nostos in un significato più ampio e moderno per raccontare un Ritorno che è sì gioia ma soprattutto rifugio dopo il fallimento, e sofferenza perché intriso di rimorso e troppa nostalgia. E se proprio non potrà essere l’indulgenza paterna a rischiarare l’orizzonte, ci sarà una faticosa ed imbarazzata lealtà tra fratelli, rafforzata dalla consapevolezza condivisa dell’essere peccatori, a farlo. In questo grande Romanzo Americano si sfiorano anche altri temi, dalla contraddittoria moralità americana ai conflitti razziali all’ipocrita grettezza della provincia. Marilynne Robinson ha quasi settant’anni e in ventotto ha scritto tre romanzi e due saggi; Casa, vincitore dell’Orange Prize, attribuito ogni anno in Gran Bretagna ad una scrittrice di lingua inglese, deve essere considerato il gemello, e non il seguito, di Gilead, premiato col Pulitzer nel 2005, nel quale sono presenti gli stessi personaggi ma la prospettiva del racconto è diversa. Casa è un romanzo tutt’altro che facile, nonostante la prosa elegante e il linguaggio scarno e pulito. È un libro che va letto con la concentrazione necessaria a godere del lirismo che permea ogni pagina e assimilarne lentamente la profondità. È un libro che tocca dentro e commuove perché sfiora corde sensibili per ognuno. Sorprendente è infine la capacità evocativa delle descrizioni, in grado di sollecitare quasi visivamente l’immagine della provincia americana degli anni ‘ 50. Soprattutto se, per un puro caso, vi succedesse qualcosa simile a quanto è capitato alla sottoscritta, ovvero di leggere queste pagine mentre state scoprendo una voce calda e roca da vero americano west- style come quella del vecchio Johnny Cash!

 

 

 

 
 
 
 
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