A casa di Jane Austen

A casa di Jane Austen

A Steventon, nell’Hampshire, alla fine dell’estate del 1768 George Austen, sua moglie Cassandra Leigh, la suocera e i tre figli della coppia, giungono con un carro carico di mobili e oggetti, condotti via dal villaggio di Deane per trasferirsi nella canonica. Ci sono voluti quattro anni, tanti quanti quelli di matrimonio, prima che la fatiscente dimora a Steventon si prestasse ad accogliere la famiglia. Nonostante la poco sicura situazione finanziaria, il tenace George ha la fortuna di ottenere il supporto di parenti generosi. Lo zio “Old Francis” gli compra il beneficio ecclesiastico di Deane e il cugino Thomas Knight quello di Steventon. A queste entrate la famiglia aggiunge quelle degli studenti accolti a pagamento presso la canonica. Una scelta necessaria per fare fronte alle spese e all’allevamento dei loro otto figli, o meglio sette dato che il piccolo George junior, malato di epilessia, viene allontanato all’età di tre anni e dimenticato per sempre. Nella notte del 16 dicembre 1775 Cassandra Leigh dà alla luce una bimba in perfetta saluta, il nome scelto per lei è Jane. L’ultimo nato di casa Austen, Charles, vedrà la luce nel 1779. La piccola Jane viene fasciata, come si usa all’epoca georgiana, allattata dalla madre con cui vive i primi mesi chiusa nella camera padronale, senza mai vedere il sole e dopo lo svezzamento inviata da una balia asciutta, presso il cottage dei Littleworth, per poi tornare a casa una volta imparato a camminare e parlare. Jane e la sorella Cassandra crescono in una famiglia di uomini, tra i fratelli e gli studenti, e per quanto anche a loro sia concesso un certo sviluppo dell’intelletto, la differenza tra ciò a cui possono aspirare le fanciulle rispetto ai maschi è palese. E agli occhi di Jane ingiusto. Nel 1783 Jane viene mandata in collegio per i successivi cinque anni. Nel periodo dell’adolescenza inizia a scrivere i suoi romanzi…

In seguito a scavi archeologici effettuati nel 2011 presso il sito dove sorgeva la canonica di Steventon, sono stati rinvenuti oggetti d’uso quotidiano che si ipotizza fossero appartenuti agli Austen. L’idea che Jane abbia toccato tazze e utensili è emozionante. Generazioni di ammiratori, i “Janeites”, hanno reso omaggio presso il luogo ove ha trascorso l’infanzia la celebre scrittrice di epoca georgiana. E al di là dell’idealizzazione della sua figura, dell’idea romantica che si è sviluppata soprattutto a causa di omissioni, se non vere e proprie manipolazioni a opera degli eredi nella successiva epoca vittoriana, oggi ci si può confrontare con l’immagine di una giovane donna, dei suoi limiti dovuti all’epoca in cui è vissuta e all’educazione ricevuta. Jane scriveva, leggeva, aspirava a ciò che non le era garantito, passava buona parte del suo tempo in faccende domestiche. Seguiva i figli dei parenti, cuciva, controllava la mungitura delle mucche e solo dopo, nei ritagli di tempo faticosamente conquistati, dava vita alle sue storie. Scritte di nascosto, su foglietti che nascondeva. Quello che Lucy Worsley, storica britannica e conduttrice televisiva, fa con questo saggio ricco di aneddoti, citazioni, fonti e documenti, è ridare a Jane la sua esistenza, con la sua concretezza, il suo fascino e i suoi sacrifici. “La vita di Jane, in apparenza tanto tranquilla, fu segnata da porte chiuse, strade che non le fu consentito imboccare, scelte che non poté compiere. Il suo grande contributo fu schiudere quelle porte per permettere alle generazioni successive di varcarle.” Jane non si sposò e non ebbe figli, rifiutò le proposte di vari corteggiatori e trascorse la vita preoccupata di ritrovarsi povera, motivata a scrivere per riuscire a guadagnare fama e denaro, nella speranza di avere un po’ di indipendenza. Con il romanzo Sanditon ancora in stesura – una satira delle località balneari in voga nel periodo – Jane va incontro alla morte, vittima di dolori terribili. Studi successivi hanno analizzato i sintomi descritti nelle sue lettere, arrivando a ipotizzare due malattie: il morbo di Addison o il linfoma di Hodgkin. Più di recente l’analisi effettuata su ciocche dei suoi capelli ha rilevato importanti quantità di arsenico, utilizzato in passato come adiuvante in farmaci e ricostituenti. Un avvelenamento inconsapevole, dunque, da parte di chi cercava di alleviarne i dolori. Nella notte del 18 luglio 1817, a soli quarantuno anni, Jane si spegne tra le braccia dell’adorata sorella Cassandra.



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