Casa di riposo Bakunin

Casa di riposo Bakunin
Danilo  è romano ed  è figlio di  un odontotecnico impiegato  in un laboratorio per la produzione di protesi e di una donna sedicente dipendente del Ministero degli Esteri.  Trascorre infanzia e adolescenza nella rassicurante cornice piccolo-medio borghese della famiglia. Del suo liceo conserva un’eredità culturale limitata agli studi di letteratura, filosofia e scienze naturali. Tutto nella norma, fin quando a quattro mesi dalla maturità, come un fulmine a ciel sereno, il padre muore d’infarto.  Lo stipendio della madre non è sufficiente, per cui a diciott’anni e con una licenza liceale non eccezionale, privo di esperienze di alcun tipo, Danilo è spinto a cercare un lavoro, vivendone l’affannata lotteria, fra improbabili annunci per agenti di commercio, informatori farmaceutici, grafici per computer, programmatori. Dopo mesi  di vani tentativi, sbuca un annuncio: Casa di riposo Michail Bakunin (Mantova) cerca inserviente tuttofare. Stipendio sindacale, più vitto e alloggio
L’opera di Borghi appare come un tentativo riuscito di rendere una sorta di “mistero laico”, per niente consolatorio, che rimane fino alla fine un enigma. Se non fosse per le silenziose ferite  delle morti a catena che minano la vita affettiva del protagonista, saremmo di fronte a pagine capaci di fondere l’intuizione letteraria della scaramuccia salace fra generazioni diverse sul mondo di dottrine e valori della sinistra (esperimento tentato qualche anno fa con più accentuato lirismo e qualche stereotipo manieristico da Mario Castelnuovo ne Il badante di Che Guevara) con lo stile spassoso e disincantato di un film come Ovosodo di Virzì. L’impressione netta, però, è quella che Borghi non ami le sterili nostalgie. Piuttosto le onde superstiti  di leggendarie maree che dal passato provengono, favorendo interrogativi sul perché e il percome quello che è stato non solo non è più ma appare addirittura  impossibile, dove la citazione di un pensiero di Bakunin  è scevra dalla imbalsamazione della retorica, bensì carica di monito messianico.

 

 

 
 
 
 
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