Casa Howard

Casa Howard
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“Carissima Meg, non è affatto come ci aspettavamo”. Helen Schlegel scrive alla sorella Margaret da Casa Howard, esprimendo ammirazione per la casa dei Wilcox, il loro stile di vita, e confessa un’infatuazione per il figlio più giovane, Paul. Per Margaret ricevere la notizia a Wickham Place è motivo di preoccupazione. Come ci si può innamorare di un ragazzo conosciuto tre giorni prima? Costretta ad assistere il fratello Timmy, relegato nella sua camera in preda agli attacchi della febbre da fieno, invia la zia Juley Munt presso i Wilcox per tenere d’occhio Helen e prendere contatto con la famiglia, il tutto dovrà essere fatto con cura e discrezione. Purtroppo fatalità e malintesi si mettono d’accordo. La smentita di Helen attraverso un telegramma arriva troppo tardi per fermare la zia e quando la donna incontra per caso il “giovane” Wilcox alla stazione, non riesce a tenere a freno la lingua e chiede subito conto della “notizia” che li ha sconvolti, ma è il fratello sbagliato. La lite è inevitabile quando lo sprezzante Charles mostra il suo fastidio verso il “pasticcio” combinato dal fratello minore. Umiliate e in imbarazzo zia e nipote tornano a Londra. La prima persuasa di aver adempiuto a una grande missione morale, la seconda col cuore spezzato e le illusioni infrante, non tanto per l’idea di aver perso un grande amore, ma per essersi resa conto che la sua stima nasceva dalla maschera di perfezione indossata dai Wilcox di fronte al mondo. Ora per le sorelle Schlegel non c’è altro da fare che gettarsi alle spalle l’accaduto e riprendere la loro vita fatta di musica, arte, battibecchi e tante riflessioni su uguaglianza e cultura…

Pubblicato in Inghilterra nel 1910, Casa Howard descrive le relazioni che intercorrono attraverso tre famiglie diverse per status sociale e censo. I Wilcox, gli Schlegel e i Bast rappresentano tre aspetti della società inglese, i Wilcox che “fanno razza come i conigli” tengono ben stretta la loro distinzione, supportano con tutte le forze la barriera tra classi sociali, le sorelle Schlegel invece, colte, infervorate da idee di uguaglianza e volontà di integrazione desiderano accorciare le distanze nei confronti degli svantaggiati, che sono rappresentati dai coniugi Bast: poveri, volgari, ignoranti. Edward Morgan Forster ha affrontato la morte del padre quando era ancora un ragazzino, è stato influenzato dai viaggi, dall’educazione materna e le esperienze che ha vissuta hanno determinato temi e idee dei suoi scritti. Casa Howard è un romanzo importante, intenso, eppure riesce a essere anche comico, elegante, i dialoghi sono brillanti e ben calibrati, i personaggi sono convincenti proprio perché utilizzano un registro linguistico e di pensiero adatto alla classe di appartenenza, immersi nella volontà di preservare e difendere ciò che gli sta a cuore: la propria identità, una casa, un amore, un’idea. S’infiltra tra le pagine la diffidenza verso il diverso: le sorelle Schlegel, appartenenti a una “dotata ma ridicola famiglia”, per via della loro origine tedesca, per le loro idee sociali sono fuori dagli schemi; lo sono i Bast per la loro povertà, i modi sconvenienti e l’atteggiamento isterico e inconcludente con cui affrontano la vita. Percepibile la critica verso Londra, città sudicia, sempre più caotica, proiettata verso la modernità e vista come “una caricatura dell’infinito”. Emergono anche idee sulla sessualità, che va oltre l’educazione e i moralismi e rende gli uomini simili agli animali nei loro istinti primari. Su tutti i personaggi scintilla Helen, la scandalosa giovane donna, simbolo di un’epoca che cambia: “Noi sappiamo che c’è la poesia. Noi sappiamo che c’è la morte. Loro possono soltanto accettarle per sentito dire. Noi sappiamo che questa è la nostra casa, perché c’è la nostra atmosfera. Oh, loro possono prendersi gli atti di proprietà e le chiavi, ma per questa unica notte noi siamo a casa”.



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