Cattive acque

Immaginate di trovarvi immersi nel pieno della brumosa Londra vittoriana, quella di Charles Dickens, per intenderci. Siamo nel 1848, 15.000 persone muoiono a causa di una strana malattia che in pochi giorni, quando non in poche ore, li “prosciuga” portandoli al collasso. Pare si chiami “colera asiatico”, e non se ne sa nulla. O meglio: ci sono varie teorie, sul Signor Colera. La maggior parte dei medici inglesi - basettoni bianchi e miopia accademica - non ha dubbi: la grande diffusione del colera è dovuta al fatto che si trasmette per via dei miasmi provenienti dalle più mefitiche zone di Londra. Ma un medico, giovane, astemio, vegetariano e che a quei tempi se ne va in giro con uno strano attrezzo per addormentare con l’etere nientepopodimenoche la Regina Vittoria (è un anestesista) è di tutt’altro parere: innanzitutto il colera, per quello che ha avuto modo di osservare, è una malattia trasmissibile da uomo a uomo attraverso l’ingestione di una “sostanza patogena” (contenuta probabilmente nelle feci) che è in grado, una volta ingerita, di moltiplicarsi all’interno dell’individuo e poi… poi le grosse epidemie soano tali perché causate dalla contaminazione dell’acqua con le feci delle reti fognarie, acqua che poi viene portata di casa in casa da una compagnia di acquedotto privata. E, soprattutto, quest’uomo qui è consapevole, e lo sostiene con dettagliatissime ricerche, che basterebbe spostare il luogo di approvvigionamento lontano dal punto in cui gli scarichi fognari sboccano nel Tamigi per salvare migliaia di vite. Il suo nome, tuttavia, se vogliamo la sua “fama”, almeno in Inghilterra, rimarrà per sempre legato all’epidemia successiva, quella del 1853-54, durante la quale, penna alla mano non solo per scrivere e prendere appunti ma anche per tracciare una mappa destinata a passare alla storia, Snow dimostra come la maggior parte delle vittime di una particolare epidemia, quella di Golden Square, si concentri proprio nei dintorni di una specifica pompa (la cui acqua evidentemente è contaminata): quella di Broad Street, la cui maniglia, dopo ripetuti avvertimenti da parte di Snow, infine viene staccata...

Tutto vero, certo. Solo un po’ meno facile di come lo abbiamo messo giù qui. Per capire a fondo la grandezza di John Snow bisogna leggere con i propri occhi questo libro (oggi in nuova edizione e riccamente - direi elegantemente - illustrata) che traduce per la prima volta in italiano On the mode of communication of cholera, il trattato con cui Snow dimostrò che la sua teoria sulla trasmissione del colera era la sola ed unica valida teoria del tempo. A proporci questo classico della letteratura scientifica è Tom Jefferson, epidemiologo tra i fondatori della Sezione Vaccini della Cochrane Collaboration, uno scienziato anticonformista e non nuovo a strategie comunicative geniali e imprevedibili: qualche tempo fa – in occasione del lancio del sito internet www.attentiallebufale.it, ispirato all’omonimo libro ma progetto autonomo e fruibile anche di per sé – Jefferson si è addirittura creato un alter ego ispirato a Sun Tzu (ovvero Maestro Sun), il generale cinese del VI o V secolo a.C. autore di uno dei più importanti trattati di strategia militare della storia, L’arte della guerra. E dopo Attenti alle bufale, dopo il generale Sun Tzu, ora Tom Jefferson torna per presentarci questo suo “vecchio” amico, il “nonno” del Dottor House, il padre di tutti gli epidemiologi, il cugino di Sherlock Holmes: l’unica differenza con i suoi epigoni letterari e televisivi è che John Snow era vero: vera la sua fatica, vera la sua ostinazione e la sua capacità di gettare il cuore al di là degli ostacoli. Nessuna finzione letteraria e nessun poco oliato meccanismo da serial TV. Peccato che allora non fu ascoltato, anzi fu osteggiato e zittito, ma se vi capita di andare a Londra, tra Broadwick street e Lexington Road c’è un pub a lui dedicato (dove, pare, sia conservata la maniglia originale della pompa). Brindate alla sua memoria: anche se era astemio, apprezzerà.



 

 

 

 
 
 
 

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