Cattiverìa

Cattiverìa
Costanza Maria, Mariolina o Mariolì, senza cognome (a chi importa?) vive la sua tragedia quotidiana, pulendo quasi al parossismo la sua casa, quasi come fosse spinta dal tasto >> del suo videoregistratore. Ossessionata dalla tv, da “Super Quark”, da “Sentieri” e da altri programmi di successo, che scandiscono - o meglio bombardano - la sua giornata, mescolando i loro mille stimoli visivi agli istanti della sua difficile vita. Marcello, ragazzo perso nel suo mondo di cartoni animati, di canzoni a squarciagola, di storie di vita raccolte nei corridoi di scuola che lo fanno sentire forte, “la spada di Zorro nella mano di Gesù”, un Uomo Tigre capace di trasformarsi facilmente in qualsiasi cosa come un Barbapapà. Il loro legame familiare è contaminato da presenze che fanno della famiglia, appunto, un luogo di sangue e dolore, in cui un compleanno si trasforma nel teatro di un dramma più che in un momento di spensierata allegria; presenze immaginarie, come la Giustina che consiglia Marcello nel suo cammino esistenziale, o reali, come il figlio/padre - l’anello guasto e arrugginito, che li congiunge – un essere umano sofferente e non risolto. E poi c’è Carla…
Un potente flusso di coscienza sgrammaticato e pieno di rimandi al mondo della televisione e alle sue trasmissioni popolari, dirompente nella sua quasi mancanza di punteggiatura, nel suo linguaggio forte, vivido, a tratti rabbioso. Questo è Cattiverìa, uno stream ininterrotto suggestivo ma che tende in alcuni punti a rendere un po’ faticosa la lettura. Qui la televisione non accompagna la vita quotidiana, ma la scandisce, dirige e riempie, dandole i suoi tempi serrati e decidendo il ritmo e la velocità con cui viverla. Si passa continuamente dal 2013 al 1989 con la stessa velocità con cui si fa zapping con il telecomando. Non si può non rimanere spiazzati dalla violenza verbale che questo miscuglio di realtà e finzione televisiva riesce a evocare. Nel dramma familiare si fa vivo un presentatore acclamato, ad un dubbio lacerante risponde il protagonista di una soap, i Reva e Bud di Sentieri diventano interlocutori tanto quanto i vicini pettegoli. Rosario Palazzolo è uomo di teatro e leggendo questo romanzo risulta evidente come i capitoli, le storie raccontate seguano una struttura teatrale, monologhi che si mescolano a brevi dialoghi: quasi uno zapping letterario, ma l’impianto è quello classico della tragedia greca. 

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