Cattura e processo di Eichmann

Cattura e processo di Eichmann
21 marzo 1960, Buenos Aires. È mattina presto. Un uomo esce di casa e percorre di buon passo la strada che lo separa da una fermata d'autobus semideserta. Dopo una breve attesa, sale a bordo di uno scalcinato micro per recarsi al lavoro. Fa l'impiegato alla Mercedes Benz di Suarez, si chiama (o dice di chiamarsi) Ricardo Klement e non sa che le sue giornate sono minuziosamente spiate da un team di agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Perché Ricardo Klement è sposato con l'ex moglie di Adolf Eichmann, il criminale nazista ricercato in tutto il mondo, e vive assieme a lei e ai due figli di Eichmann. Ma sostiene di non essere lui, per carità. E allora perché quel 21 marzo, venticinquesimo anniversario di matrimonio di Eichmann e signora, Ricardo Klement acquista un bel mazzo di fiori alla donna? È il segnale che gli agenti israeliani attendevano da mesi, dopo che una caccia senza quartiere li aveva messi sulle tracce di Eichmann in fuga, attraverso quasi tutta l'Europa e infine in Argentina: Adolf Eichmann viene prelevato con la forza e condotto a Gerusalemme per essere processato...
Torna il libro È lui: Eichmann, nel quale l'ex diplomatico israeliano Moshe Pearlman racconta il metodico lavoro di caccia, le concitate fasi della cattura e le giornate del processo ad Adolf Eichmann, Obersturmbannführer delle SS e responsabile della logistica della Endlösung, la Soluzione Finale, l'Olocausto, la Shoah, insomma lo sterminio programmato di milioni di persone. E' l'uomo per il quale Hannah Arendt coniò la celebre espressione 'la banalità del Male', fotografando perfettamente il suo approccio da ragioniere, da demonio dietro la scrivania. Allegato al libro (o forse è il libro a essere allegato?) un bellissimo dvd con documentari che esplorano vari aspetti della tragica vicenda dell'Olocauso e raccontano il processo ad Eichmann minuto per minuto. Un processo che fu di importanza epocale non solo e non tanto perché consegnò al boia uno dei peggiori criminali del XX secolo, ma per le sue implicazioni storico-sociali. Se durante il Processo di Norimberga infatti la Shoah era rimasta sullo sfondo, qui diviene l'argomento centrale: ecco perché il premier israeliano di allora David Ben Gourion riteneva essenziale "non che ci sia una punizione, ma che ci sia un processo e si celebri a Gerusalemme, perché alla sbarra non ci sarà il singolo criminale nazista, ma l'intero genocidio". A Norimberga l'accusa basò tutto su documenti scritti, una vera montagna di documenti scritti: qui la parola passa alle testimonienze dei sopravvissuti, e i racconti in prima persona sono "fuoco nella stanza gelida della Storia", come ha scritto qualcuno. Libro e dvd narrano con passione e un nitore tecnico che non guasta mai in un prodotto multimediale un momento di catarsi per il popolo ebraico, di (ri)costruzione di un'identità nazionale e culturale. Un documento di valore assoluto, emozionante e doloroso.

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