Cecilia

Cecilia
Nella Roma del II secolo d.C., Cecilia è una giovane donna destinata al martirio a causa di una scelta di vita che segnerà irreversibilmente la sua esistenza. Adorata dal padre Paolo, magistrato, medico e filosofo agli ordini del divo Marco Aurelio, con un rapporto complicato con la madre Lucilla, tormentata dal dolore della perdita dei figli maschi, la ragazza cresce privilegiata grazie al rango elevato al quale appartiene. Ha accesso alla cultura e ai libri, si dedica alla musica, mentre la sua inseparabile nutrice provvede a proteggerla da qualsiasi insidia. Cecilia però ha quindici anni e non può rimandare ancora il suo futuro di matrona; così sposa Valeriano, un uomo ambizioso, che imparerà ad amare e rispettare. Ma qualcosa dentro di lei si muove. Non comprende in principio la vis corroborante di quel fremito che la fa sentire diversa rispetto alle coetanee. Lentamente si affaccia nel suo animo un sentimento nuovo, d’amore e di pietà, che inevitabilmente si scontra con la società e le sue regole: Cecilia scopre una fede profonda verso il Cristianesimo e, in quanto donna e in quanto seguace di un credo sovversivo, sarà perseguitata dal potere, che la costringerà a un terribile calvario fino all’ultimo dei suoi giorni...
Da una folgorazione - come quella della protagonista toccata da Dio - nasce questo libro. Linda Ferri, autrice di romanzi e sceneggiatrice di noti film come "La stanza del figlio", racconta di aver ricevuto l’ispirazione scorgendo per la prima volta nella basilica trasteverina il volto della martire nella statua marmorea di Stefano Maderno. Da quell’incontro ha cominciato a vivere nella sua mente il mistero di quella fanciulla celebrata nell’arte, nella religione e, per un errore di interpretazione, persino nella musica. La Ferri ha studiato a lungo il personaggio, calandosi nelle fonti storiche e letterarie più autorevoli, così da offrirci un quadro plausibile e preciso di tutti i fatti e i luoghi e i costumi del tempo. Eppure Cecilia non è un romanzo storico. E’ la storia, piuttosto, di una donna di duemila anni fa, del suo coraggio, della sua determinazione, della sua incommensurabile forza, racchiusi nello scrigno di un diario-confessione dallo stile nitido, elegante, a tratti poetico. Una storia che, per molti aspetti, ci appare attuale e politica, nell’accezione più pura e libera che si possa attribuire a questo ultimo termine. Politica (e, aggiungerei, originale), è la decisione di ambientare la vicenda in un passato remoto come quello dell’impero romano, immortalato nella fase acuta della sua decadenza di valori. Politica è quindi la scelta della protagonista che, poiché mulier, è soggetta alle leggi di una cultura virilocentrica e, poiché dispensatrice di un inedito messaggio di ribellione (non solo di fede, ma anche di emancipazione e di principi identitari), è condannata all’emarginazione e all’eliminazione. I rimandi all’oggi sono numerosi e per certi versi inquietanti, ma a spiccare nel romanzo non sono semplicemente questi specchi (che ci riflettono tristemente), quanto la visione nobilitata della fede di cui riesce a renderci partecipe l’autrice attraverso il drammatico cammino intrapreso da Cecilia. Un percorso straordinario di purezza e abnegazione, verso un ideale che è motivo di vita, oltre la vita (e qui sì che siamo lontani anni luce dalla contemporaneità), che trova le sue ragioni più profonde proprio nella testimonianza del cristianesimo delle origini, di cui abbiamo smemoratamente perso ogni traccia, affascinati da idoli e idolatrie, che si compiono, nel nome di un mentre intercambiabile ed effimero.

 

 

 

 
 
 
 
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