Cemento

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Adesso che Elisabeth, la sorella prepotente e prevaricatrice, è tornata a Vienna e lo ha lasciato di nuovo solo a Peiskam, Rudolf forse potrà cominciare a scrivere il suo saggio su Mendelssohn Bartholdy, finalmente. S’immagina di schiena, seduto alla scrivania davanti al foglio bianco… che resta bianco, e lui pensa a quanto detesta la sorella e le sue azioni volte solo al profitto. Lei, molto più ricca di lui - che è benestante e può permettersi di vivere senza iniziare a scrivere alcunché lo faccia progredire nella propria carriera di musicologo, campando di rendita nell’agio finché non morrà, evento che Rudolf sente come prossimo, al massimo nel giro di due anni. Ma non può essere solo colpa della sorella se non riesce a cominciare: è stato lui a invitarla nella vecchia casa ereditata in campagna dove trascorre nella noia e nell’incapacità le giornate, da quando la malattia di cui soffre – il terribile moebius boek - gli proibisce di respirare l’aria viennese. Ed è proprio un consiglio della sorella a fargli decidere, quasi all’improvviso, di riempire le valigie e partire per Palma di Maiorca, dove si tratterrà forse per due giorni, forse per due mesi…
Il lungo monologo interiore di un uomo malato, depresso, misantropo, un antieroe iperbolico e ipercritico nei confronti di se stesso (“No, non avevo mai avuto addosso qualcosa alla moda, come non ho mai avuto qualcosa alla moda in testa. La gente dicesse pure di me, è fuori moda, piuttosto che è alla moda o addirittura moderno, l’odiata parola. Del resto mi ero sempre preoccupato pochissimo dell’opinione pubblica, perché avevo sempre a che fare nel modo più rigoroso con la mia e quindi proprio non avevo tempo per l’opinione pubblica, non ci badavo e anche oggi non ci bado e non ci baderò mai.”) apre la seconda fase della notevole creazione letteraria dello scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) che Luigi Reitani, nella sua preziosa e illuminante postfazione al romanzo (presente già nella prima edizione sempre di SE del 1997), definisce “autoritratto dello scrittore come un uomo che invecchia”, dopo i primi scritti e la notevole produzione di testi teatrali. Il discorso indiretto con cui è costruita tutta la narrazione si regge solo su un “Rudolf scrive” all’inizio e alla fine del libro, piuttosto breve, e così quando un’altra storia sospende le riflessioni autodenigranti dell’indimenticabile protagonista, che Bernhard caratterizza con elementi autobiografici e comuni a personaggi di altri suoi scritti, il lettore potrebbe avere già abbandonato il romanzo. Un libro da leggere per apprezzare la raffinata maestria della scrittura di Bernhard, considerato tra i maggiori autori austriaci del secolo scorso.

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