Cent’anni di memoria

Cent’anni di memoria

“Fin da piccolo amavo la campagna più che la scuola. Allora non capivo che la scuola era l’unico modo per poter avere una vita più completa, che la cultura è cosa importantissima, perché quasi sempre l’ignorante quando interviene su qualsiasi cosa fa figuracce, viene guardato con un sorrisetto malizioso, e non è capace nemmeno di difendere i suoi diritti, non li conosce, non li sa cercare, e viene quasi sempre fregato da tutti”. Nonostante gli anni della libertà siano stati così pochi i ricordi sono numerosi, al punto che mettere ordine nei pensieri è difficile. Il cibo scarso e buono che sa dei sacrifici fatti dai genitori per non far mancare nulla ai figli, le scorribande con i ragazzi più grandi per andare a rubare la frutta nei terreni altrui, i racconti struggenti dei vecchi che evocano immagini di guerra e di sangue, con la voce che trema e l’orgoglio per la propria terra. Le amicizie e i legami famigliari, i nomi di oggetti e lavori del passato che oggi con fatica si cerca di custodire nella memoria. La comunità, il vicinato, adulti che insieme si occupavano dei bambini, al di là del sangue e delle parentele. Qualcuno avrebbe sempre offerto un riparo, cibo o un consiglio per aiutare i giovani a crescere e dare l’esempio. Ma il destino è crudele, va oltre la natura umana e spesso mette di fronte a strade sbagliate e fa cadere chi vorrebbe rigare dritto…

Nato nel 1950, incarcerato nel 1979 – latitante tra l’86 e l’87 – Mario Trudu è recluso a San Gimignano e ha scelto di non fare parte dei collaboratori di giustizia, ritenendo il pentimento una perdita della propria dignità, un atto che trasforma un uomo in spazzatura. “Ciò che è successo è la conseguenza di congiunture di un destino malvagio”: la convinzione che i fatti accaduti nel corso della sua vita siano frutto di malasorte accompagna Trudu, ergastolano ostativo, senza possibilità di lasciare il carcere per riduzioni di pena. Accusato di due sequestri, del primo si dichiara da sempre innocente: nel 1978 venne rapito il tecnico della Ferrari Giancarlo Bussi e nel 1987 l’industriale Eugenio Gazzotti, nessuno dei due ha mai fatto ritorno a casa. Trudu si considera una vittima sotto sequestro e ritiene eccessiva la punizione – che lui chiama vendetta – imposta dallo Stato. Una pena che ha stravolto la sua vita e quella dei suoi famigliari e che lo ha spinto a chiedere il trasferimento in un carcere vicino Nuoro per stare vicino ai suoi cari. Richiesta ignorata per mancanza di fondi. In questo libro, con sguardo nostalgico e commosso, rievoca le persone e i momenti più significativi della sua infanzia. Il linguaggio è semplice, descrittivo, qualche errore grammaticale ma nulla di eccessivo, vari disegni accompagnano la narrazione, come istantanee della memoria, immagini che gli danno la forza di affrontare l’esistenza dietro le sbarre. Antecedente a questo volume è il libro Tutta la verità. Totu sa beridadi. Storia di un sequestro, una biografia in cui l’ergastolano racconta i fatti legati alla condanna e i lunghi anni trascorsi nelle carceri sarde e del continente. Una vita non vita quella che conduce da quasi quarant’anni e di cui attende rassegnato la fine, al punto da dare indicazioni severe e precise su ciò che dovrà essere scritto sulla sua tomba e su come dovrà essere custodita. Cent’anni di memoria è a cura di Francesca de Carolis, che segue da tempo la storia di Trudu e riesce con poche, efficaci parole a dare la misura di quanto ci sia di umano o inumano nella sorte dell’uomo.

 

 

 

 
 
 
 

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