Centocelle

Centocelle

La campagna dove sarebbe poi sorto il quartiere romano di Centocelle era ancora presente nei primi anni del Novecento, quando alcune famiglie di “coloni” vennero spinti a dare vita a un piccolo nucleo di case. La zona, ai confini tra il Forte Prenestino e quello Casilino, era servita da alcuni treni che raggiungevano il sud del Lazio. Quel pianoro dalle incredibili dimensioni fece gola all’aviazione nazionale che qui fondò un aeroporto per le sue esercitazioni. Il 16 aprile 1909 Vilbur Wright, dopo ore interminabili di esitazione e di noia, che portarono la folla sopraggiunta a darsi alla caccia alla lucertola, vola lungo quel pratone, fa diversi giri in aria e scuote gli spettatori con acrobazie indimenticabili. Durante la Seconda Guerra mondiale vi abitavano già 40.000 persone per cui erano sorte anche una scuola e una chiesa. Quest’ultima, San Felice da Cantalice, fa bella mostra di sé alla fine di Via dei Castani, di cui è una quinta perfetta, anche nei film di Pasolini. I suoi accattoni camminano per le baracche a ridosso di Via Casilina o dei primi bassi immobili occupati da chi era stato allontanato da altri quartieri di Roma. Il quartiere di oggi con i suoi locali alla moda e gli aperitivi è molto simile a quello che deve aver visto il grande regista italiano. Non ci sono mai state grande opere di rinnovamento e persino molte linee di autobus che la collegavano al centro non passano più. Centocelle è un “mondo chiuso”, uno dei tanti quartieri satelliti romani in cui guardare il centro cittadino da lontano senza avere voglia di andarci. Tanto, a ben guardare, a Centocelle cosa manca?

Uno dei quartieri popolari emergenti che ancora non ha subito la gentrificazione del Pigneto o del Testaccio. Adesso è più facile trovarvi un ristorante vegano o un sushi pseudo-giapponese che un “pizzicarolo” o un forno, ma il vero animo romanesco del quartiere rimane. Pancrazio Anfuso, con un linguaggio scorrevole e un tono decisamente familiare, ci porta in un interessante tour di una zona che molti conoscono solo per l’happy hour, dimenticando quello che nel Novecento ha rappresentato. Chi si ricorda ancora dei Centocelle City Rockers, gruppo di punk che animavano con le loro scorribande le serate romane quando a Londra i Sex Pistols dettavano legge e costumi? O il suo Teatro d’Avanguardia che portava in scena testi di Dacia Maraini e vedeva tra i suoi avventori anche Alberto Moravia. Il fulcro dell’intero quartiere è stato, ed ancora è, il Forte Prenestino, fortificazione militare che da tantissimi anni ha il primato di centro sociale più grande d’Europa. Lungo i suoi corridoi pieni di opere di street art e murales sono passati migliaia di persone e di artisti da tutto il mondo per testimoniare l’importanza di luoghi di aggregazione culturale come questo. L’avvento della tanto agognata Metro C, pur nei suoi 12 minuti di attesa media, ha avvicinato ‒ con ben tre fermate ‒ il resto della città a quella che è sempre stata definita dai Romani “la Botanica” per le sue strade dai bei nomi evocativi della flora e della natura in generale (Via delle Ciliegie, Via delle Robinie, Piazza dei Mirti, ecc.).



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