C'erano bei cani ma molto seri

C'erano bei cani ma molto seri
Il 27 ottobre del 1972 il giornalista siciliano Alberto Spampinato venne ucciso a sangue freddo da Roberto Campria, figlio dell’allora presidente del tribunale di Ragusa, mentre svolgeva un’inchiesta riguardante l’omicidio dell’imprenditore Angelo Tumino e per il quale Campria era indagato. Alberto aveva ventiquattro anni. Corrispondente da Ragusa per il giornale L’Ora di Palermo e de L’Unità, sebbene ancora giovane, Alberto aveva uno spirito critico molto forte, sentiva il bisogno e il dovere di informare la gente di quanto a Ragusa stava accadendo in quegli anni. Pubblicò un’inchiesta sulle attività del neofascismo in Sicilia, ipotizzando e cercando legami con gli attentati che in quel periodo sconvolsero la penisola e che sembravano, agli occhi dei ragusani, fatti di cronaca lontani e incomprensibili. Seguendo gli spostamenti di contrabbandieri e noti personaggi neofascisti a Ragusa, fu però lasciato solo dai suoi colleghi, che evitarono di rendere pubbliche ad ampio raggio le sue rivelazioni. Le indagini sulla sua morte, come per molti altri omicidi di giornalisti per mano della mafia, non furono adeguatamente portate avanti e solo grazie all’impegno del fratello Alberto, di famigliari e amici, il suo nome e le sue inchieste non vengono dimenticate…
I libri sono strumenti dalle mille corde, dai molti tasti, dalle tonalità innumerevoli, ma che le persone, i giovani soprattutto, tendono a nascondere sotto altri strumenti di più semplice utilizzo. La necessità di evadere dal quotidiano, di sognare avventure fantastiche, di immedesimarsi in eroi invincibili, ci rende refrattari alla lettura di testi come questo, che stimolano la curiosità, che arricchiscono e che assolvono al compito di aiutarci nella costruzione di un’opinione e nella comprensione dei fatti di cronaca che ci scorrono sotto agli occhi ogni giorno. La storia di Giovanni Spampinato non è lontana anni luce dalle nostre vite, sebbene siano passati quasi quarant’anni dalla sua morte. Il giornalismo d’inchiesta soffre tutt’ora dell’emarginazione che allora gli costò la vita e chi ne segue le tracce, chi sente il dovere di denunciare ed informare cammina come sopra un filo, col passo incerto e traballante. Informazione, impegno sociale, curiosità, lettura a trecentosessanta gradi sono risorse che andrebbero sfruttate meglio, se solo la società del consumismo, del buonismo, non cercasse in ogni modo di nascondere certi libri, certi reportage, certi giornali capaci di evidenziare lacune e vizi di un mondo nel quale non tutto va bene come dicono.

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