Cercando il mio angelo

Cercando il mio angelo

Alina è arrivata finalmente in Sicilia. Ha girato in lungo ed in largo per tanti anni, avendo avuto la fortuna di visitare molti Paesi, ma in Italia non c’era ancora stata. La bella ragazza è affascinata dal turbinio di colori, odori, architetture barocche che scopre ad ogni angolo; cammina senza avere una meta precisa, lasciandosi guidare unicamente dal suo istinto e da quelle ultime parole che sua madre le ha sussurrato prima di morire... fino a che non viene attratta da un piccolo carretto di libri usati, proprietà di una strana signora dall’età indefinibile, il volto segnato dalle rughe, un copricapo che tiene raccolti lunghi capelli bianchi ed occhi azzurri penetranti; la signora comincia ad illustrare alla giovane le bellezze della città di Catania, pur senza essere interrogata, e termina la narrazione invitando Alina a pescare un libro dal suo carretto; Alina guarda sbigottita la Grande Vecchia e tutti i volumi presenti nella sua bancarella e viene immediatamente incuriosita da una coperta del suo colore preferito, il blue de Sevres. Del libro non appare anno di edizione, né casa editrice, ma solo il titolo Cercando il mio angelo e il nome dell’autrice, maria marcucci, scritto a lettere minuscole così come è solita firmarsi la stessa Alina. La signora regala subito il libro alla ragazza, augurandole di trovare ciò che sta cercando. Alina è turbata da questo incontro, dalla strana aura che circonda la donna, dal suo profumo, che è lo stesso che usa lei e lo stesso che il libro emana. Vi sono troppe coincidenze e un’atmosfera magica; Alina non vede l’ora di arrivare in hotel per poter leggere quel romanzo...

Mirella Casini scrive un romanzo ad incastro nel quale corrono parallele due storie: quella della affascinante Alina, giovane alla ricerca della propria madre naturale, e quella della protagonista del libro che Alina stessa sta leggendo, la coraggiosa Regina, detenuta dal misterioso passato che scopriremo pagina dopo pagina. Il tono è colloquiale, leggero, a tratti simile ad una favola raccontata a puntate. Nonostante ciò i temi trattati sono spesso drammatici: i rapimenti, la violenza del carcere, la società divisa fra alta borghesia corrotta e fasce più deboli dotate di una umanità commovente. Traspare però in tutta la storia una sorta di ottimismo, di ferma volontà nel cercare un lato positivo e dare un lieto fine anche alle vicende più nere. Spesso bisogna abbandonarsi alla lettura senza farsi troppe domande, per la carenza di alcune informazioni, per alcuni incontri o coincidenze che risultano poco verosimili. Le pagine più riuscite sono sicuramente quelle a carattere introspettivo, che raccontano di sentimenti; meno accattivanti quelle d’azione, che in virtù dello stile familiare proprio dell’autrice, non riescono a trasmettere la tensione necessaria. Purtroppo non possiamo non segnalare una apparente mancanza di editing del testo, che risulta frequentemente (troppo frequentemente) infarcito di piccoli refusi che rallentano la lettura. Sono molti poi gli apostrofi al posto dei corretti accenti, e l’abbondanza di punti esclamativi e di sospensione ‒ invece di creare il senso di eccitazione voluto presumibilmente dall’autrice ‒ infastidisce il lettore.



 

 

 

 
 
 
 

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