Certi momenti

Certi momenti

Nel gennaio del 1942 Nenè incontra Antonio per la prima volta, seduto alla cassa del caffè di Porto Empedocle che lui è solito frequentare. Lo incuriosisce il fatto che il ragazzo stia leggendo un libro di André Gide, fatto abbastanza eccezionale che lo fa sentire un po’ meno solo. Nasce una “furiosa amicizia” con quel lettore onnivoro che ha sempre pronta una perla di strana saggezza da dispensare e che con la sua “anarchica indifferenza” affronta ogni circostanza della vita, compreso l’imminente servizio di leva… Alle soglie del matrimonio, mentre sta curando una regia teatrale a Livorno, Camilleri scopre che senza aver ricevuto la cresima non è possibile sposarsi. E lui, per l’appunto, non l’ha fatta. Urge trovare un vescovo disponibile ad impartire il sacramento con una certa fretta. Il guaio è che la cosa implica una confessione! Il non credente Camilleri mai avrebbe immaginato che… Nel settembre 1943, dopo lo sbarco degli Alleati, il giovane Andrea e il suo amico Ugo La Rosa decidono di pubblicare un giornale “che sarebbe stato il primo in assoluto dell’Italia democratica”. Esperienza certo interessante (che non va oltre il primo numero), specialmente nella parte che comprende una brutta nottata in carcere. Meno male che il compagno di cella è tale Pino Trupia… E poi l’incontro con la “Federala”, segretaria federale per le donne fasciste, che a casa ha un marito che si è sempre rifiutato di prendere la tessera del partito; poi quello con Pier Paolo Pasolini e la reciproca e istintiva antipatia tra loro; poi uno scenografo geniale morto in un ospedale psichiatrico; poi Arthur Adamov, uno dei tre maestri del teatro dell’assurdo; e ancora incontri mancati capaci di lasciare segni profondi, e poi del come e del perché il giovane Camilleri entra in possesso di un libro che lo avrebbe profondamente cambiato; e poi tante, tante altre storie…

Certi momenti appartiene a quella preziosa aneddotica cui Andrea Camilleri ci ha abituati nel tempo, si pensi ad esempio a Segnali di fumo o a I racconti di Nenè. I momenti in questione sono quelli in cui sono avvenuti degli incontri, a volte durati il tempo di uno scambio di battute, altre protratti nel tempo; in alcuni casi avvenuti in età matura, più spesso risalenti agli anni dell’adolescenza, del Liceo, se non dell’infanzia in alcuni casi. Talvolta si tratta di personaggi di spicco della cultura (tra gli altri Primo Levi, Salvo Randone, Benedetto Croce), tal’altre persone comuni, magari umili ma saggi contadini contastorie, e persino pastori in odore di mafia. Tutti incontri ugualmente importanti e tenuti sullo stesso livello, mescolati e raccontati con lo stesso tono e la stessa considerazione di preziosi doni della vita e del tempo. “Nessuna gerarchia” ha detto l’autore in una intervista al quotidiano “Il Messaggero”. “Quando ho voluto scrivere questo libro mi sono rifatto agli incontri cercati, ma ancor di più a quelli casuali che oggi, a novant’anni compiuti, mi son rimasti indelebili nella memoria”. Trentatré capitoli, trentatré incontri, trentatré piccole storie. Per tre volte si tratta di incontri con libri fondamentali, così tanto da essere già stati raccontati in precedenza in altri libri. Tra questi La condizione umana di Andrè Malraux – pubblicato in Francia nel ’33 e per caso scampato alla censura e arrivato in Italia – che rivelò ad un giovane Camilleri le miserie e le bugie del fascismo. E naturalmente il famoso Orlando furioso illustrato da Dorè preso dalla biblioteca del nonno, che inizio Nenè bambino ai primissimi turbamenti del sesso. Uno tra i più belli il ricordo legato a Minicu, il mezzadro del nonno, grande e fantasioso contatore di storie: Camilleri confessa di aver attinto dalle storie ascoltate da lui per diversi suoi romanzi. In questo incontro vi è soprattutto il senso di quanto detto ancora nella succitata intervista: “ I contadini alla fine della giornata di lavoro, o durante le pause, si radunavano e ce n’era sempre uno che raccontava storie. Storie anche epiche che derivavano dalla tradizione dei paladini di Francia ed io con queste sono cresciuto”. Leggere questo libro è piacevole come ascoltare i racconti di vita di un nonno simpatico, anche quando, a volte, finisce per ripetere due volte la stessa storia. Non ce ne lamentiamo affatto, anzi.



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