Charles Bukowski

Charles Bukowski
Se vi state chiedendo chi sia il miglior biografo di Charles Bukowski, la risposta è molto semplice: Henry Chinaski. Per scoprire la vita del vecchio Buk non resta che ripercorre i suoi libri. Scopriamo un’infanzia turbolenta, un pessimo rapporto con i propri genitori e l’amore per l’alcol fin dagli anni dell’adolescenza, temi cardine di Panino al prosciutto. E poi basta aprire le pagine di Post Office, il primo romanzo pubblicato da Charles nel 1970, per conoscere le sue infinite avventure e disavventure nel mondo delle poste, l’unico impiego stabile che riuscì a tenerlo impegnato per più di dodici anni. Factotum è invece la cristallizzazione di un perdente nato che non ha altro scopo nella vita che tirare a campare saltando da un lavoretto saltuario all’altro, cercando di imbroccare qualche buona scommessa all’ippodromo. Donne rappresenta forse il capolavoro del controverso rapporto con l’altro sesso che ha accompagnato Hank per tutta la vita, costringendolo a continui attacchi da parte del movimento femminista. E non dimentichiamoci Taccuino di un vecchio sporcaccione, Storie di ordinaria follia e Musica per organi caldi, libri intrisi di racconti sconci, assurdi e paradossali che testimoniano la lunga militanza dello zio Buk sulle riviste underground di Los Angeles. E poi le testimonianze di reading dal forte tasso alcolico, un pessimo rapporto con critici e giornalisti, e lo sconfinato affetto del pubblico europeo, tutti i ricordi di un tour letterario tra Francia e Germania impressi all’interno di Shakespeare non l'ha mai fatto. E infine quell’addio tanto strano, un libro che ha spiazzato molti lettori affezionati, quel Pulp in cui persino il vecchio e ribelle Buk sembra essere consapevole che non resta più molto da scrivere…
Sono passati cinque anni da quando Paolo Roversi ha dato alle stampe la prima versione di questo libro per i tipi di Stampa Alternativa. Ed ora - leggermente rivisto, ampliato, con qualche spunto fotografico ulteriore e con la partecipazione di Andrea Pinketts, Enrico Franceschini e Simona Viciani a colmare l’enorme vuoto lasciato da Fernanda Pivano, la massima esperta italiana sul vecchio Buk - ecco che Roversi torna a trovarci con questa particolarissima biografia sorretta non tanto da episodi storici, quanto dalle tracce che Henry Chinaski ha disseminato all’interno delle sue opere. Intendiamoci subito, per chi ha già letto tutto di Hank le sorprese purtroppo sono minime, ma il testo di Roversi ha il pregio di catalogare con precisione, focalizzare l’attenzione del lettore e quindi catalizzare l’effetto dato dal susseguirsi di stralci ed episodi che hanno reso davvero unico il vecchio Buk. In questo credo che un esempio concreto possa servire per intenderci meglio: la vostra esperienza di lettura delle opere di Charles Bukowski sta alle notti brave trascorse in vacanza come questo libro sta all’album fotografico che le raccoglie. E così - percorrendo pagina dopo pagina la biografia stesa da Roversi - ecco che sbucano istantanee legate non solo alla vita e alle opere del vecchio Buk, ma soprattutto un fiume di immagini che vi riporta al dolce ricordo della vostra esperienza di lettura di Hank Chinaski: il riemergere del vostro primo incontro con l’autore, il ripensare a quello sperduto libro nella stanza di una biblioteca di provincia che ve l’ha fatto incontrare, il confrontare la vostra personalissima immagine di Charles con quella ritratta da Roversi e infine tutte quelle chiacchierate con gli amici sulla stramba figura di questo particolarissimo autore, l’unico genio letterario che ha colpito lo sconfinato popolo dei lettori prima che la critica si accorgesse anche solo minimamente di lui.

 

 

 

 
 
 
 
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