Che la festa cominci

Che la festa cominci

Tempi duri per i leader delle sette sataniche: la concorrenza è agguerrita e far valere l’autorità del capo fra gli adepti è una cosa difficilissima. Ne sa qualcosa Saverio Moneta detto Mantos, leader delle Belve di Abaddon, una setta che fra defezioni e impegni di lavoro dei seguaci non se la sta passando troppo bene. Urge una azione satanica di tutto rispetto, qualcosa di eclatante e spaventoso, che possa far risalire le quotazioni delle Belve nel competitivo mondo del satanismo. Nonostante lo squallido lavoro nel mobilificio del suocero e le vessazioni di una moglie arpia che probabilmente fa sesso con tutti i magazzinieri della ditta meno che con lui, Saverio detto Mantos trova proprio nelle Belve una ragione di vita e di riscatto. Non deluderà i suoi discepoli. Quando finalmente l’idea arriva, Saverio sa che questa volta non fallirà. Si introdurrà con le altre Belve alla blindatissima festa per vip organizzata a Villa Ada dal palazzinaro arricchito Sasà Chiatti e decapiterà la celebre cantante Larita con la spada che ha comprato su e-Bay. Di questa festa si parla da mesi, è considerato l’evento mondano degli ultimi anni. Chiatti ha acquistato Villa Ada dal comune di Roma e ne ha fatto una specie di reggia personale, con fontane e animali esotici. Essere invitati vuol dire vedersi riconosciuto il proprio status di vip. E fra i vip c’è anche il noto scrittore impegnato e di sinistra Fabrizio Ciba, vanesio e narcisista conduttore di un programma tv, autore di un unico bestseller e roso dal dubbio se sia un vero romanziere o se invece il suo successo sia dovuto alla televisione. Ma il richiamo della mondanità e della visibilità mediatica è troppo forte per Ciba, così, dopo qualche ripensamento, decide di partecipare alla mastodontica festa, che riserverà a tutti grandi e spaventose sorprese...

Dopo le atmosfere cupe di Come Dio comanda - un romanzo incentrato su pochi e sofferenti personaggi, Niccolò Ammaniti torna con una storia corale, scoppiettante, divertente ed agghiacciante insieme. La festa del libro, con le sue esagerazioni e le sue iperboliche cafonate, è un po’ l’esasperato ritratto della nostra contemporaneità, dove ormai non ci si preoccupa più di sbagliare, di fare brutte figure, dove anzi creare o mettersi in situazioni ridicole e imbarazzanti, sembra diventata una pratica comune. Nessun moralismo, però. Ammaniti si diverte a raccontare ed evidenziare l’aspetto grottesco della società dello spettacolo. Calciatori, veline, attori di fiction, scrittori, stilisti, vengono presi di peso e scaricati in uno zoo, insieme a elefanti, tigri, macachi. E, fatalmente, noi lettori ci accorgiamo che lì stanno benissimo, che quella è la loro ideale collocazione. Noi li guardiamo al di qua delle sbarre, ma questa volta - davvero! - non c’è niente da invidiare. A divertirci, a farci ridere e scuotere la testa, è l’imbecillità, la dabbenaggine, il patetismo di certi personaggi. Ciò che serpeggia e vibra fra le pagine del libro è il senso del ridicolo di questi nostri tempi che (almeno) la letteratura è in grado di smascherare e raccontare per quello che è. Ammaniti, dal canto suo, si conferma uno dei narratori più visionari e abili fra i romanzieri italiani.



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