Per chi è la notte

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C’è un piccolo paese immerso nei i monti della Garfagnana. Sperduto, lontano dalle città, Bosconero sarebbe un luogo dimenticato da tutti se non fosse che lì vicino passa un confine di fuoco, dove si combatte la Seconda Guerra Mondiale. La Storia si fa poco lontano, oltre il bosco dove di notte nessuno può più entrare. Nell’intrico degli alberi ci sono creature che rapiscono e non fanno più tornare. Ci sono luci vacue e gli streghi che ti accompagnano e ti fanno una domanda: per chi è la notte? E se tu non sai rispondere ti portano con sé. Francesco, anche se il suo vero nome sarebbe Pacifico, ha undici anni e suo padre un giorno nel bosco ci è entrato e da lì non è più uscito. Forse rapito dagli streghi, ma i paesani di Bosconero dicono per non andare in guerra. Quindi suo padre sarebbe un traditore o un partigiano, di certo un’infamia per lui, sua madre e sua nonna con le quali vive, in attesa del suo ritorno. E poi c’è il bosco del quale ha paura ma che lo attira sempre più e che non riesce ad evitare. Nonostante i brividi, deve passarci accanto, sfiorarlo. Ci entrerà con Tommaso, un bambino misterioso. Sostiene di provenire dalla città e vivere in canonica, con il prete che si mormora nasconda bambini ebrei. Appare all’improvviso e altrettanto veloce scompare. Ma è il suo unico e forse primo vero amico che lo convince a vincere le proprie paure e addentrarsi nel bosco per ritrovare suo padre. I tedeschi che occupano il paese, la sua casa, la sua camera, lo spingono sempre di più dentro alla selva, tra le fiamme di un incendio. E, tra le fiamme, leggenda e realtà si stanno per incontrare…

Suggestivo, visionario, avvincente esordio questo romanzo di Aldo Simeone, trentasettenne pisano laureato in Lettere e la cui capacità di cantastorie ci cattura come di certo farebbero i rovi che delimitano le prime propaggini di Bosconero. Quella del piccolo Pacifico, o Francesco, è una vera avventura, una favola da raccontare accoccolati tra le ombre di un fuoco; una storia che mescola le leggende degli streghi, personaggi ancestrali custodi del bosco, alla storia vera, alla guerra che più reale di così non si può, crudele come ce l’hanno raccontata e che il bambino non comprende davvero, tanto da non capire da che parte stare. Sono tante le suggestioni che questo romanzo porta con sé per bocca del piccolo Pacifico, nato nel giorno dedicato a San Giovanni e dunque forse già destinato a diventare uno strego o ad averci a che fare. “Che la legge e la giustizia sono due cose diverse; non sempre vanno d’accordo, e pure la colpa e il peccato” ad esempio. Oppure “che conoscere serve a non avere paura” ma che ci sono cose che giusto a conoscerle te la fai sotto, tipo la guerra. Ecco, forse la magia e l’alchimia che fa funzionare questo libro è proprio il disincanto con il quale il piccolo Pacifico affronta il suo minuscolo mondo dentro al quale la realtà entra con violenza, come quando stai sognando e, all’improvviso, nel sogno si innesta un suono che proviene dalla realtà. Fa male, si sente un dolore strano che ti resta addosso. La leggenda del bosco e degli streghi ci permette di sognare un po’, di allontanare lo spettro della guerra e dei soldati che, alla fine, sono peggio degli streghi. Più spietati e votati a una violenza che non ha significato.

 


 

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