A chi appartiene la notte

A chi appartiene la notte

In una notte d’estate, mentre sua madre Dorina fuma una sigaretta sul terrazzo della sua abitazione, Filippo precipita dalla Pietra di Bismantova. Il corpo viene recuperato il giorno dopo dalle squadre di soccorso proprio mentre Irene Fontana si trova sul posto perché appassionata di arrampicata e di rocce. La madre di Filippo, una casearia del posto, non si rassegna all’ipotesi di suicidio da parte del figlio e con coraggio e determinazione contatta Irene per chiederle di scoprire la verità. La donna nella sua vita passata ha fatto, con successo e non senza conflitti, la giornalista d’inchiesta, girando tutto il mondo e avendo le proprie avventure. Fino a che tutto quello che aveva e tutto quello che era stata ha perso completamente importanza per lei. È tornata, allora, nel paese dove si trovano le sue origini, un posto sull’Appennino emiliano, ha comprato e ristrutturato la vecchia residenza di famiglia e l’ha trasformata in una azienda agricola. Dorina sa che se Irene deciderà di aiutarla e sa che sicuramente scoprirà la verità su suo figlio e sulla sua tragica morte. E infatti Irene accetta. Lo fa come donna e per amore della verità. Lo fa perché la Pietra continua silenziosamente a sfidarla e farle paura. Il passato è un abisso senza fine, quello di Filippo ‒ che ha lasciato briciole di esistenza e di identità sparsi nella sua casa, tra i suoi oggetti personali e tra la gente che lo ha conosciuto ‒, quello della stessa Irene che pur avendo deciso di cambiare vita si ritrova a fare quello che meglio gli riesce. Indagare, scoprire, disseppellire. La notte è buia, piena di segreti inconfessabili e vecchi di generazioni. A chi appartengono questi segreti, questo passato e la notte stessa? In tutto questo è nascosto anche il mistero della morte di Filippo, ma scoprirlo sarà quasi insopportabile…

“Sembra che i ragazzi sensibili si suicidano”. L’amara ironia di Dorina, meravigliosa protagonista insieme a Irene Fontana di A chi appartiene la notte spiega da sola l’iperbole emotiva che il lettore si ritrova ad affrontare pagina dopo pagina in questo incredibile romanzo. Se si decidesse di leggere un libro dalla copertina, allora questo libro avrebbe già milioni di lettori perché il ragazzo attaccato malinconicamente e drammaticamente alla roccia sembra appena uscito da un film di Godard, di Bresson o Truffaut. Questo ragazzo che muore prima che il lettore possa conoscerlo e scoprirlo è la quintessenza del romanzo stesso, è il deus ex machina di cui si serve l’autore per parlare di antichi e deplorevoli segreti di provincia, di vizi contemporanei nascosti abilmente sotto la polvere di impeccabili parvenze, di poteri che non accettano la verità e il giusto e di donne che anche se decidono di “lasciare una vita piena di rumore” si ritrovano a combattere ferocemente contro il silenzio più pernicioso. A chi appartiene la notte non può essere letto ovunque. È un libro che pagina dopo pagina ti scava dentro, ti pone domande a cui comprendi di dover dare una risposta, ti lascia senza fiato e senza protezione. Per leggere l’ultimo romanzo di Patrick Fogli bisogna avere quindi un posto proprio, personale, confidenziale. Almeno emotivamente, se proprio non si riesce a trovarlo fisicamente. Solo così si può capire quanto la scrittura riesca sempre a salvarti: anche da te stesso.



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