Chi ha ucciso mia sorella

Grace aveva solo cinque anni quando vide cadere la sorella Rachel in una tomba e si spaventò. Lei ne uscì ridendo. Una volta la vide camminare sulle acque. Per colpa sua a Rachel fu proibito di andare ad un pigiama party e, nonostante il divieto di uscire dei genitori, la convinse ad esplorare un canale sotterraneo. Cominciò a piovere forte, nel canale l’acqua saliva velocemente quando Rachel vide un ragazzo sbracciarsi. Saltellando di pietra in pietra raggiunse il ragazzino e lo riportò indietro. Grace ebbe paura che la sorella morisse. Adorava sua sorella. Una mattina Rachel scomparve, aveva solo diciannove anni. Doveva andare dalla signora Parker per badare ai suoi due figli, Oscar e Teddy, ma non arrivò mai a destinazione. Nessuno l’ha più vista… Grace ha impiegato dodici anni per cercare, per trovare un nome, per capire chi può aver ucciso la sorella, ha letto e studiato migliaia di documenti, fatto decine di colloqui, riempito l’armadio di foto di sospettati che pedinava ed importunava. Ma finalmente è sicura di aver trovato l’assassino di sua sorella. Carl Luis Feldman, famoso fotografo d’arte e documentarista. È stata una foto a metterla sulla strada giusta, una foto che ha trovato casualmente sotto un gradino di casa, probabilmente apparteneva ai vecchi proprietari. La stessa foto che è contenuta nel libro Viaggio nel tempo di Carl. Le sue foto ritraggono molti ambienti dove sono state ritrovate tracce delle vittime o dove sono state viste l’ultima volta, ma mai le vittime. Ora Carl è ricoverato in una comunità di recupero per anziani criminali. L’unica che ha accettato di ospitare un vecchio sospettato di essere un serial killer e che soffre di demenza senile con il braccio sinistro praticamente paralizzato. Solo sospetti. Fu processato per la scomparsa di Nicole Lavinski, per la quale c’era una prova basata sul DNA, ma dopo due giorni di consultazioni la giuria lo ritenne non colpevole. Grace ha un piano, dieci giorni ed il suo taccuino di sopravvivenza. Sarà sua figlia, lo porterò sui luoghi dei delitti per ricordare, deve sapere se è la figlia di un mostro. Carl sembra accondiscendente, accetta di credere di avere una figlia di cui non ricorda nulla. Trama qualcosa? Quando parla con i suoi fantasmi finge? Grace ha fissato dei punti su una grande mappa del Texas, i luoghi dove sono scomparse tre delle tante donne che lui potrebbe aver ucciso. Sono collegate a tre foto del suo libro. È determinata, si è addestrata con un preparatore speciale. Deve scoprire cosa ha fatto a sua sorella e dove sono i suoi resti. Ma le cose non vanno sempre come ci si aspetta, e non si può essere pronti a tutto e Grace, che non rivela fino alla fine il suo nome, sarà costretta a capirlo…

Julia Heaberlin, dopo il successo de Gli occhi neri di Susan, ci propone un nuovo thriller incentrato sulla figura di un serial killer. Anche questo ambientato in Texas, luogo a lei caro essendovi nata, e regione che si presta con i suoi deserti, le sterminate conifere, le lunghe strade a creare atmosfere cupe, sospese nel tempo. I luoghi che la scrittrice cita sono stati teatro di massacri e tragedie: a Waco nel 1916 fu linciato davanti ad oltre diecimila persone Jesse Washington, accusato di stupro e assassinio. Sempre a Waco nel 1993 la setta religiosa dei davidiani fu sterminata dopo un assedio da parte di FBI e Delta Force durato cinquantotto giorni. A Galveston nel 1900 uno dei più violenti uragani della storia sommerse l’isola distruggendola completamente e causando più di diecimila vittime. Il lettore non deve aspettarsi eclatanti colpi di scena, momenti di tensione spasmodica e scene di azione. Tutto il racconto percorre due strade, quelle kilometriche texane e quelle dei labirinti mentali della cacciatrice. La protagonista è sempre in guerra con se stessa, con le sue convinzioni, le sue paure da sconfiggere elencate nel suo taccuino. Accanto a Carl compie un percorso di purificazione, riemerge da un lutto che l’ha tenuta prigioniera per tutta l’infanzia e che non gli ha permesso di vivere. In questo viaggio coinvolge pienamente il lettore che non sa mai cosa aspettarsi, la verità o la verità di Grace. Lettura piacevolissima, stile asciutto che non si abbandona a lunghe e tediose descrizioni ambientali. Qualche dubbio nasce dalla solidità della struttura narrativa ma alla fine il lettore può ritenersi pienamente soddisfatto. L’iconica installazione di Prada a Marfa, costruita per non essere mai riparata e lasciata inerme alla forza distruttrice del tempo, è l’atto di accusa ad uno dei seriali assassini, come ci dice la scrittrice nei ringraziamenti, presenti in questo libro. La demenza senile rapisce i volti, i nomi, i ricordi a noi cari. A volte è solo per un po’, altre per sempre.

 


 

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