Chi perde paga

Chi perde paga

John Rothstein è un anziano scrittore che vive il suo ritiro nella solitudine della provincia americana. Una notte del 1978, l’uomo viene rapinato ed assassinato; a premere il grilletto è stato Morris Bellamy, estimatore di Rothstein, colpevole ai suoi occhi di aver “borghesizzato” e infine ridicolizzato il personaggio ribelle Jimmy Gold, protagonista di un’opera in tre volumi considerata l’apice della carriera dell’autore. Il bottino consiste in 22.000 dollari, ma soprattutto in decine di agende Moleskine nelle quali l’assassino spera di trovare una degna conclusione alle vicende di Jimmy. Già condannato all’ergastolo con l’accusa di stupro, Morris fa appena in tempo a seppellire la refurtiva prima di essere arrestato. Trent’anni dopo, il “tesoro” viene casualmente trovato dall’adolescente Peter Saubers, che decide di utilizzare il denaro per aiutare la propria famiglia, in grave difficoltà economica. Ma quando Bellamy, rilasciato per buona condotta, furioso per la sparizione degli scritti, si ripresenterà per reclamare ciò che crede gli appartenga, il giovane Peter non potrà fare a meno dell’aiuto del detective Hodges...

A Stephen King l’etichetta di “Re dell’Horror” non basta più da anni e messe da parte le agghiaccianti visioni della vita ultraterrena di Revival, il prolifico autore del Maine, che viaggia ormai su una media di tre titoli l’anno, torna al crime/hard boiled col secondo capitolo della trilogia di Mr. Mercedes. Visto che in materia di trilogie dovremmo essere tutti ormai abbondantemente ferrati, soprattutto grazie all’incapacità di Hollywood di produrre degli “one shot” se non in rarissimi casi (non che questo sia essenzialmente un male), sappiamo che è scientificamente provato che le parti centrali delle saghe sono quanto di più inconcludente esista nella giungla dell’entertainment (escludendo ovviamente Il padrino parte II e L’Impero colpisce ancora). Teorema questo applicabile, in una certa misura, anche a Chi perde paga (ma perché scegliere questo titolo per la versione italiana di Finders Keepers?). Sì, perché nonostante la storia del giovane Peter e dell’ammiratore fuori di testa Morris si regga perfettamente in piedi autonomamente, con un detective Hodges quasi sullo sfondo, la sensazione è quella di un preambolo di cinquecento pagine a un finale col botto che chiuderà il cerchio degli eventi partiti con l’attentato del City Center. Un libro non essenziale, quindi? Forse. Ma sarebbe limitante liquidare in maniera così semplicistica il nuovo lavoro del “Re”, perché Finders Keepers (perdonatemi Sperling & Kupfer, ma preferisco chiamarlo così) è un libro che i fan ameranno e in cui ritroveranno tutto ciò ha reso King in quarant’anni di carriera - passatemi la definizione - il Più Grande Scrittore Vivente. Vi commuoverete per la dolcezza con cui l’autore si immedesima nell’adolescente che adora la sua sorellina e vi si accapponerà la pelle quando invece vi porterà nella zona più oscura della mente dell’assassino di turno. Un romanzo col freno a mano tirato forse, ma stilisticamente uno Stephen King in grande spolvero.



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