Chi sono io, Francesco?

Chi sono io, Francesco?

Papa Francesco: due parole che sono sintesi di un fenomeno mediatico e di massa sempre più esteso e à la page. La prima, “papa”, con tutto il suo carico di tradizione, autorità, senso dell’istituzione; la seconda, con il richiamo simbolico alla trasparenza, alla semplicità, all’immediatezza del grande santo d’Assisi. Nel suo caso, in controtendenza rispetto al nostro passato (chi si è mai interrogato sulla scelta di un nome come “Gregorio”, “Pio”, “Benedetto” da parte di un papa?), il nome prende il sopravvento e sembra dar vita a un nuovo corso di fatto, oltre che simbolico. E mette al centro dell’attenzione e dell’opinione un uomo che non si ammanta più di prestigio, di conoscenza, di valore, ma al contrario sembra spogliarsi, fino a dire: “Chi sono io per giudicare i gay?” Frase controversa da contestualizzare, approfondire, ridimensionare, fors’anche da reinterpretare radicalmente; ma che non di meno ha preannunciato una “rivoluzione copernicana” nel modo cattolico (non certo teologico, non ancora, ma sicuramente al livello della massa) di concepire il ruolo del “sommo pontefice”...

Raniero La Valle è stato - per quasi vent’anni, dopo il 1975 - parlamentare della Sinistra indipendente e si è battuto in parlamento a favore dell’obiezione di coscienza e contro l’abrogazione della legge sul divorzio. Nella sua “vita parallela”, ha diretto l’«Avvenire d’Italia» e ha raccontato il Concilio Vaticano II ai tanti (anche fra i vescovi) che non conoscevano il latino, oltre a pubblicare svariati libri sul cattolicesimo e sulla Chiesa. Non v’è dubbio che si trovi a suo agio nel maneggiare questo argomento, soprattutto se alla perizia si unisce l’entusiasmo per una situazione che autorizza la speranza di un autentico rinnovamento; passando armoniosamente dalla questione più dottrinaria a quella sociale, dall’amore dei Dio all’universalità della fede, dall’ecclesia alla guerra. Anche se l’esito non brilla né per la dirompente originalità dei contenuti né per la vivacità dell’esposizione, questo libro assume non di meno una sua necessità in quanto riflessione su uno snodo storico (e il tempo ci dirà quanto veramente lo sia) tutt’altro che trascurabile.



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