Chiamala per nome

Chiamala per nome

Aura è morta a trent’anni il 25 luglio 2007 sulla spiaggia di Mazunte, Oaxaca, in Messico, esattamente un mese prima del suo secondo anniversario di nozze con Francisco. L’anno seguente suo marito, celebre scrittore, torna a Mazunte per cercarne le tracce, per guardare ancora quel luogo che assieme hanno amato profondamente ma che s’è portato via il suo amore più grande. Aura che era messicana, che le spiagge le conosceva tutte, che era prudente e mai avrebbe fatto body surf senza valutare esattamente ciò che stava facendo. Aura che studia e lavora alla Columbia University, che ha nel suo PC bozze di racconti e romanzi incompiuti, progetti per il futuro, sogni da avverare. Aura che ama il racconto di Julio Cortazár su quel signore totalmente ipnotizzato dagli axolotl del Jardin des Plantes, l’orto botanico parigino, da trasformarsi egli stesso in uno di loro e che, giunta a Parigi, ha voluto vedere l’orto botanico come prima cosa scoprendo che gli axolotl non ci sono più. Aura che non ama il freddo di New York, che confonde le strade e si perde di continuo nella grande metropoli, Aura che è ovunque…

Chiamala per nome è il romanzo più struggente di Francisco Goldman, noto scrittore e giornalista, la sua opera più toccante, il suo lungo addio all’amore della sua vita: Aura Estrada. È il racconto di un dolore quotidiano, che non passa, che non si attenua, della mancanza che non si descrive a parole ma che colpisce come una fitta in pieno petto. Goldman è accusato dalla famiglia della moglie di essere colpevole della sua tragica morte, di non essere stato in grado di salvarla, di averle permesso di immergersi in acqua a Mazunte con troppa superficialità. Eppure lui ridarebbe tutto per avere Aura di nuovo con sé. Nel lungo racconto presente e passato si mescolano, Aura è una presenza quotidiana nonostante la sua assenza fisica. Francisco le parla, può ancora sentire mentre dorme la sua voce, fuma le sue sigarette, cerca l’odore di sua moglie nei suoi effetti personali. Goldman fa l’unica cosa che sa fare per affrontare il dolore: scrive di Aura e la rende eterna, rende eterno il loro amore. “Tienila stretta, se ce l’hai; tienitela stretta, ho pensato, questo è il mio consiglio ai vivi. Respirala, mettile il naso tra i capelli e respirala forte. Chiamala per nome. Sarà sempre il suo nome: neanche la morte glielo può rubare”.



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