Chiamami anche se è notte

Chiamami anche se è notte
Laika era il cane che i russi mandarono nello spazio nel 1954 e Laika è il nome che una bambina, nata giusto l’anno successivo, ha deciso di dare al suo cane. Ora quella bambina è diventata una ragazza e mentre il suo cane anziano sta morendo lei sta per dare alla luce una bambina. Siamo nel 1986 e la piccola nasce in una casa senza cani, forse è ancora troppo grande il dolore, ma i suoi genitori non vogliono saperne di soddisfare il suo più grande desiderio. Poi, finalmente, la sera del suo decimo compleanno arriva Charlie, un cane problematico e malato, preso al canile. La gioia per quel dono tanto atteso è però quasi cancellata dalla preoccupazione che il debole animale riesca a passare la nottata. Charlie sopravviverà a quella e a tante altre notti, accompagnando più della metà della vita di Bambina, che nel frattempo diventa Ragazza e deve imparare a confrontarsi con le perdite, con i passaggi di tempo ma anche con la gioia di un amore tanto atteso…
Non ci sono nomi in questo romanzo, ci sono Nonni, Padri, Madri e Bambini che diventano Ragazza e Ragazzo e, naturalmente, ci sono i cani: a vigilare, accompagnare, dare valore al tempo che – per un maligno incantesimo – non è mai sincronizzabile a quello degli umani. Invecchiano più in fretta, i cani. Tu sei poco più che adolescente e loro già ti guardano con gli occhi saggi di chi ha capito molte cose. Un romanzo sui legami e sugli affetti, specie quelli che è difficile spiegare a parole e che solo un bravo romanziere ci può raccontare, anche se tutti – inevitabilmente – abbiamo sperimentato (o sperimenteremo) il distacco, l’abbandono, il dissolversi dei giorni, dei luoghi e delle persone care. Eppure, sembra dirci Michela Monferrini, è proprio nella consapevolezza del fluire del tempo che dobbiamo rinsaldare i legami con le persone e le cose e gli animali che amiamo. Avere qualcuno a cui dire Chiamami anche se è notte vuol dire essere amati, vuol dire riuscire a passare indenni anche attraverso le nottate più cupe, quando sembra impossibile dare un nome al dolore. Ma solo apparentemente.

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