Chiamate telefoniche

Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Un giovane scrittore cileno, che ha appena perso il suo posto da guardiano notturno in un camping di Barcellona ma non ha ancora perso l’abitudine a stare sveglio di notte e dormire di giorno, sta ormai dando fondo ai suoi già miseri risparmi. Per guadagnare qualche soldo decide di partecipare al Concorso Nazionale di Letteratura di Alcoy per scrittori di lingua spagnola. Spedisce il migliore racconto che ha e aspetta: dopo qualche tempo gli arriva la notizia che è arrivato terzo e si è aggiudicato un premio di 10.000 pesetas. Assieme ai soldi da Alcoy gli spediscono una copia del libro con i racconti partecipanti: naturalmente il racconto del vincitore è molto peggiore del suo, ma la cosa che sorprende il giovane è trovare al secondo posto un racconto firmato da Luis Antonio Sensini, uno scrittore argentino molto noto. Il protagonista del racconto va a vivere in campagna dove poi muore suo figlio o va a vivere in campagna perché in città gli è morto il figlio, non è chiaro: ma è un racconto proprio à la Sensini, con “quei grandi spazi geografici che tutto a un tratto si riducono alle dimensioni di una bara”, un racconto migliore di tutti quelli degli altri partecipanti, compreso il suo. Il giovane decide di chiedere al Comune di Alcoy l’indirizzo di Sensini e gli scrive una lunga lettera in cui commenta con ammirazione il romanzo più famoso dello scrittore, deride il concorso a cui hanno appena partecipato, gli racconta di sé, della politica cilena e argentina, della dittatura, della vita in Spagna, della vita in generale. Contrariamente alle aspettative del giovane cileno, dopo una settimana arriva la lettera di risposta di Sensini: l’anziano scrittore lo ringrazia, gli fa i complimenti per il suo racconto – gli altri nemmeno li ha letti, ammette – gli dà qualche consiglio tecnico, lo incita a perseverare nella scrittura e gli consiglia di partecipare a tutti i concorsi letterari possibili per guadagnarsi da vivere. Lui fa così. Il giovane scrittore cileno si mette a setacciare riviste e giornali per trovare concorsi letterari a cui partecipare e nel frattempo continua a scambiare lettere con Sensini, che vive a Madrid. La corrispondenza tra i due si fa sempre più fitta e confidenziale…

Quattordici racconti per la prima antologia firmata da Roberto Bolaño, uscita nel 1997 e l’anno successivo insignita del Premio Municipal de Santiago. In questi frammenti giovanili (alcuni dei quali ritroveremo in Puttane assassine) lo scrittore cileno canta – come e più di quanto farà negli anni della maturità letteraria, prima della precoce scomparsa – la marginalità di intellettuali orgogliosi e sconfitti (marginalità inevitabile, o forse addirittura necessaria), la triste bellezza del fallimento dell’amore (fallimento inevitabile, o forse addirittura necessario): “Ciascun racconto ha un suo rovescio, ma governato da una disciplina di ferro. Perché altrimenti non avrei potuto scrivere i quattordici racconti di questo libro, avrei scritto quattordici romanzi. E probabilmente quattordici romanzi infiniti”. Il solito mix indecifrabile di autobiografia e fiction estrema, marchio di fabbrica di Bolaño, lascia nel cuore un senso di indeterminatezza che spiazza, una malinconia amara. E sotto la superficie delle parole, come pesci in un lago ghiacciato, nuotano i fantasmi della dittatura cilena, della violenza, della repressione, della crudeltà dell’esilio.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER