Chiedi alla luna

Chiedi alla luna
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Agosto 1999. Un’estate come tante, una famiglia come tante, una roulotte in fila insieme ad altre tutte uguali in un campeggio sul mare di Portland. Due fratellini, Simon e Matthew, vi trascorrono le vacanze con i genitori. Ma Simon non è uguale a tutti gli altri. Ha gli occhi dolci, il viso pieno e tondo come la luna, ed è affetto dalla sindrome di Down. Vuole molto bene al suo fratellino minore, lo segue dappertutto, gioca con lui, lo protegge. Ma un giorno un disgraziato incidente cambierà per sempre la vita di tutti. Simon non c’è più e bisognerà imparare a vivere senza di lui. Ma per Matthew non è facile. Oppresso dalle attenzioni ossessive della madre che lo ritira persino da scuola per tenerlo più vicino a sé, ossessionato dal ricordo del fratello che gli sembra di rivedere in ogni cosa, nei compagni di scuola, negli incontri occasionali, negli oggetti più insignificanti, Matthew comincia a costruirsi piano piano un mondo di fantasia e a chiudere le porte alla realtà. Il bambino di un tempo è morto insieme al fratello, non se lo ricorda nemmeno più com’era quel bambino. Adesso esistono solo le ossessioni e le visite da un medico che si chiama psichiatra.  E non è che l’inizio…
Una storia raccontata in prima persona, per frammenti, ricordi confusi. Ci si trova costretti a seguire il filo ingarbugliato dei pensieri di Matthew cercando di penetrare i meccanismi della sua mente sconvolta e di ricomporre la sua vita dopo la morte del fratello. Non sappiamo nulla della realtà che lo circonda se non quello che lui vuole farci sapere, raccontandola così come la percepisce. E attraverso il lavoro terapeutico della scrittura anche lui cerca di fare chiarezza, di capire meglio se stesso e quello che gli è accaduto cercando la collaborazione del lettore, spesso chiamato in causa: “Adesso vi dico cos’era successo, perché penso sia un buon modo per presentarvi mio fratello. Simon, si chiama. È un tipo che vi piacerà, credo. A me almeno piace un sacco. Solo che tra qualche pagina sarà morto”. Così il lettore diventa parte attiva di questa ricostruzione, aiuta Matthew nella sua ricerca, conferendogli un’identità, un ruolo nella storia e nel mondo, proprio mentre il mondo reale cerca di emarginarlo bollandolo come “pazzo”. Nathan Filer, che ha lavorato come infermiere in un ospedale psichiatrico, conosce bene i pazienti psichiatrici, sa quanto sia difficile la loro vita e il loro reinserimento nella società. Ma oltre a questo, l’autore sembra voler offrire lo spunto per una riflessione sulla scrittura, su come un personaggio e un racconto possano prendere vita solo attraverso la collaborazione di chi legge, solo se il lettore decide di credere in loro. Allo stesso modo Matthew esiste solo se anche gli altri lo riconoscono. Per questo per lui è molto importante che il lettore lo segua e lo ascolti. Per questo evidenzia così spesso la sua presenza nella pagina e non perde occasione per ricordarcelo: “Sto inscrivendo me stesso nella mia storia, e da qui dentro vi parlo”. 

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