Ciò che non siamo

Ciò che non siamo

La mente costruisce ricordi capaci di rendere migliore la realtà, per conservarne il meglio e cancellare ciò che fa soffrire o, semplicemente, disturba. Il primo incontro con Lyuba è uno di questi ricordi artefatti. Lyuba è tra gli ultimi a scendere dal pullman che da Chernobyl l’ha portata, con altri ragazzini, fin là. Loro, come le altre che affollano la sala per l’accoglienza, sono una delle ‘famiglie temporanee’ italiane alle quali i piccoli bielorussi saranno affidati per un mese di ‘risanamento’. Lyuba, sguardo di ghiaccio e pelle di ambra, è impermeabile ad ogni tentativo di coinvolgerla, di farla divertire, ad ogni minimo contatto. Gli addobbi natalizi posati sul tappeto per una sorta di indolenza e di mancanza di spirito della festa diventano l’occasione per creare un legame, rompendo il muro della diffidenza. Vittorio riesce finalmente a conquistarla e torna il sereno in famiglia. Un mese fa presto a finire ma la nostalgia ha comunque durata breve: Lyuba torna per i tre mesi estivi e così per gli anni successivi. Ogni volta cambiata, ogni volta più grande, più misteriosa, più trasgressiva. Tanto da piombare nella camera di Vittorio in piena notte. A quindici anni, la prima volta. Da uomo e donna. Un’estate indimenticabile. L’ultima. Seguono dieci anni di bugie e un pomeriggio, l’ultimo davvero, per dirsi finalmente tutta la verità. O, per l’ennesima volta, bugie…

È solo l’inizio di un viaggio nella profondità dell’abisso dell’animo umano. Un viaggio che racconta l’amore: relazioni che si esprimono attraverso gesti, contatti, passioni, assenze, tradimenti, incomprensioni, silenzi, distanze. Un viaggio che non ammette finzioni, pregiudizi, sconti e mistificazioni. Esattamente ciò che ciascuno dei personaggi del romanzo non riesce a fare, traghettando la sua esperienza tra inganni, verità smozzicate, fughe (soprattutto da se stessi) e ritorni. Vittorio e Lyuba, infatti, non sono gli unici protagonisti di Ciò che non siamo, e la loro non è l’unica storia. Un solo racconto in cinque storie. Cinque punti di vista, cinque vissuti. Cinque viaggi. Cinque verità e l’urgenza di essere svelate e rivelate. Sabrina Campolongo con coraggio e razionalità attraversa la malinconia e, con uno stile misurato, sobrio ed essenziale ma graffiante, ci regala pagine di realtà che non prevedono consolazione. Non ci si aspetti, infatti, alcun lieto fine. E, in realtà, neppure una vera e propria fine: come la vita, Ciò che non siamo è un racconto sospeso. In bilico tra l’essere e l’apparire, tra le certezze e le contraddizioni. Un romanzo rigoroso, lucido e tagliente. Ma soprattutto vero.



 

 

 

 
 
 
 

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