Cielo di sabbia

Cielo di sabbia
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Anni Trenta, in piena Grande Depressione. Le massicce tempeste di polvere che da qualche tempo spazzano l'Oklahoma hanno distrutto la vita di Jack: prima hanno rovinato il raccolto gettando sul lastrico la sua famiglia; poi hanno avvelenato i polmoni di sua madre facendola morire soffocata; infine – durante la stessa, terribile notte - hanno fatto perdere ogni speranza a suo padre, che non ha trovato di meglio da fare che impiccarsi a una trave della stalla lasciando soltanto un breve biglietto di scuse. Ora Jack – poco più di un ragazzino – è rimasto solo, ad ascoltare la tempesta sfogarsi sulle mura della fattoria, con la rabbia cieca di un animale mostruoso. Dopo aver seppellito i suoi genitori gli resta poco da fare, oltre a considerare oziosamente se sia il caso di suicidarsi e a decidere che sarebbe troppo da vigliacchi: abbuffarsi dei pochi viveri rimasti in dispensa e aspettare la fine. Ma succede qualcosa che il ragazzo non si aspetta: alla sua porta bussano Jane e Tony. Lei è una sua coetanea carina quanto selvaggia e bugiarda, lui il suo fratellino piccolo. Sono rimasti soli anche loro: la madre era già scappata via da un po' (con un venditore di bibbie a domicilio), e il padre è rimasto schiacciato dal suo trattore. Jane vuole 'prendere in prestito' l'automobile del vecchio Turpin (che è morto pure lui, sepolto da quella maledetta sabbia rossastra) e andare a cercare fortuna. I tre partono, con in tasca solo 16 dollari e un po' di laniccio. Ma tanti, tanti sogni. Basteranno?...
Negli Usa Cielo di sabbia (a proposito: molto, molto meglio il titolo originale All the Earth, Thrown to the Sky) è stato percepito come rivolto a un target adolescenziale – l'hype è stato “Poffarbacco! Lansdale che scrive uno Young adult, chissà che tira fuori”. Da noi di questa caratterizzazione editoriale non è rimasta traccia, quale che fosse l'intento dell'autore, e secondo me la scelta di Einaudi è stata corretta. Il fatto che i protagonisti del romanzo siano due adolescenti e un bambino è infatti del tutto incidentale, Lansdale (che dice nel frontespizio di essersi ispirato ai racconti dei suoi genitori) si inserisce qui in un grande, storico filone della letteratura statunitense, quello dei libri ambientati durante la Grande Depressione. E lo fa con una certa ambizione: è trasparente l'intento di far virare strada facendo il plot da avventura picaresca a orazione civile, dando una forte coloritura sociale alla storia del romantico Jack, della istrionica Jane e del tenero Tony. Fatalmente però lo scrittore di Gladewater- meno a suo agio al di fuori dei confini della narrativa di genere (anzi, di generi, vista la sua versatilità), all'interno dei quali è un titano – si trova a confrontarsi con i numi tutelari di questa letteratura: John Fante, John Steinbeck, Woody Guthrie. E – duole dirlo, ma è così – ne esce con le ossa rotte.

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