Cielo rosso al mattino

Cielo rosso al mattino
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Irlanda, 1832. Coll Coyle è un contadino che vive con la sua famiglia in una fattoria di proprietà degli Hamilton. Un giorno Desmond, il figlio del proprietario terriero, decide inspiegabilmente di cacciare la famiglia Coyle dalla casa e il contadino, determinato a chiarire la faccenda, si incammina verso il bosco per trovare Desmond e parlargli. Ma l’incontro si trasforma in tragedia e Coll, in uno scatto di rabbia, uccide Desmond. Braccato dagli sgherri alle dipendenze dei proprietari terrieri, a Coll non resta che fuggire attraverso le campagne irlandesi, sotto una pioggia incessante, con i morsi della fame e la paura di essere ucciso a fargli compagnia. Nonostante il feroce inseguimento, Coyle riesce a raggiungere il mare e a imbarcarsi su di una nave diretta in America. Dopo un viaggio altrettanto rischioso e faticoso, l’uomo trova lavoro nei cantieri impegnati nella costruzione della ferrovia e gestiti da un irlandese che si rivela un padrone altrettanto duro e violento quanto lo era Desmond. Ma la vita ha in serbo per lui ancora molte altre dure prove. John Farrell, lo spietato inseguitore alle dipendenze degli Hamilton, riesce a scovarlo e la fuga di Coyle riprende, mentre sul terreno restano i corpi di decine di uomini e donne, vittime della furia di Farrell. Ma l’irlandese, nonostante tutto, riesce sempre a sfuggirgli e nelle lunghe notti americane, affamato, dolorante e pieno di paura e nostalgia per la sua famiglia, sogna la sua terra, la natura e un ritorno a casa che non pare destinato ad avvenire mai…

“L’incudine di una nube appuntita rotolò rumoreggiando da ovest e in lontananza, la bruma della pioggia sulle colline”. E ancora “La luna affrontò le nuvole e lui proseguì lentamente in quella notte sfumata da un alone di luce”. Emblematici, questi due scorci sul libro di Lynch ci restituiscono perfettamente l’idea di come la natura, che sia irlandese o americana, trovi qui un posto da protagonista e stia quasi dalla parte dei più forti e cattivi. Gli Hamilton, con i suoi sgherri senza pietà, che sfrattano dalle loro terre e per un banale motivo un’intera famiglia destinandola alla miseria, sono l’incarnazione del male e racchiudono nei loro modi e gesti ostinati tutta la cattiveria del genere umano, che contiene in sé il germe della prevaricazione, del potere e della dimostrazione di questo potere sugli altri. A Farrell poco importano i motivi per i quali Coyle viene sfrattato. Come una macchina da guerra, lo insegue oltreoceano, fino a scovarlo e non si fermerà davanti a nulla pur di giustiziarlo. Premiato alla sua uscita come libro dell’anno in patria, senza fatica e paura di sbagliare possiamo tranquillamente accostare i personaggi di questo romanzo a quelli di Non è un paese per vecchi di Cormac McCarthy. Ma, a colpire anche e soprattutto il lettore, è lo stile utilizzato dal quarantenne scrittore irlandese, che immerge la trama avvincente di questa fuga senza sosta in un mondo nel quale la natura è davvero matrigna e si compiace del dolore arrecato ai suoi figli. E nel raccontarcelo, Lynch utilizza aggettivi e frasi evocative, che ci allontanano da quella natura mitologica tanto descritta dai poeti e romanzieri irlandesi. Ma l’effetto, fidatevi, è altrettanto efficace e convincente.



 

 

 

 
 
 
 

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