Cienfuegos

Cienfuegos

Orfano e analfabeta, noto sull’isola di Gomera col soprannome di Cienfuegos per via del colore “rosso diabolico” dei suoi capelli, è un giovane pastore che rifugge il più possibile la vita caotica della città. Un giorno però si imbatte in Ingrid, bella e sposata con un potente signore locale. Tra loro comunicano poco, preferendo abbandonarsi al linguaggio universale del piacere dei sensi: ma ciò che appare manifesto a entrambi è il sentimento ardente della loro passione, un sentimento che nessuna distanza è in grado di soffocare. Lei sa che suo marito sospetta qualcosa e allora dice a Cienfuegos di raggiungerla a Siviglia; poi sarà lei a trovarlo. Il giovane pastore però non ha la minima idea di dove si trovi Siviglia e nel caos che lo investe spostandosi da una città all’altra, si imbarca su una nave, pensando di raggiungere così Siviglia e la sua amata. Una volta a bordo, chiede ai suoi compagni di viaggio, disgraziati e avventurieri d’ogni risma, quando si arriverà a Siviglia, ma ottiene solo risate, qualche insulto e sguardi increduli. Quella nave, la Marigalante, ribattezzata Santa Maria perché altrimenti con la Nina e la Pinta sembrerebbe un’allegra combriccola di puttane, è destinata a un viaggio molto molto lungo, ben lontano dalle coste della Spagna e al di là di ogni luogo conosciuto…

La prima avventura del ciclo di Cienfuegos, fortunata saga d’avventura nata dalla penna di Alberto Vázquez-Figueroa, ha tutte le carte in regola per inserirsi in quel filone narrativo che flirta col romanzo storico e col sottogenere picaresco. Il pastore semi-analfabeta che, per sbaglio, si imbarca sulla “Santa Maria” sotto il comando di Cristoforo Colombo, racchiude in sé le prerogative del grande eroe e c’è da scommettere che nelle successive avventura questa figura sarà ulteriormente approfondita e si caricherà di altre, significative, sfumature. Per ora si tratta di un ragazzo abituato ad avere la natura come madre e una nobildonna come amante, preludio a una storia travagliata e difficile che, nella sua improbabile banalità, fa da motore per una serie di episodi interessanti fra Vecchio e Nuovo Mondo. In pentola bollono tante cose, dal rapporto con il diverso all’arroganza del conquistatore, passando per la graduale ma scrupolosa costruzione di personaggi pagina dopo pagina sempre più interessanti. Finalmente pubblicato in Italia, si spera che questo primo episodio possa ottenere il successo sperato, facendo da apripista alla traduzione degli altri capitoli, perché sebbene troppo spesso snobbato, il genere avventuroso-marinaresco ha sempre il suo fascino e rilanciarlo potrebbe dare nuova linfa a un mercato editoriale che si sta chiudendo troppo in se stesso, tra filoni (per carità, d’oro) ormai esauriti e sperimentalismi noiosi e autoreferenziali.



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