Circolo chiuso

Circolo chiuso
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Nel 1999 Claire Newman sta ancora cercando sua sorella Miriam, scomparsa misteriosamente da più di vent’anni. Quasi ogni giorno le scrive una lettera, raccontandole quello che le capita, anche se non sa a chi e dove inviarla. Non che le sia successo poi molto negli anni, o meglio, certo, si è sposata, ha divorziato, ha avuto un figlio e ha vissuto a lungo all’estero; i suoi pensieri però tornano sempre a Miriam. Fermi al 1974. Nemmeno Benjamin Trotter ha fatto grandi passi avanti dagli anni Settanta: è ancora innamorato di Cicely! Vent’anni fa tutti credevano che sarebbe diventato un grande scrittore e in effetti Benjamin sta ancora scrivendo lo stesso libro, Scontento. Ha conservato tutte le stesure – più di diecimila pagine – e ha pure inventato un sistema di corrispondenze tra la parola scritta e la musica che compone lui stesso, ma non ha ancora finito. Non si sa se finirà mai. Nel frattempo, suo fratello Paul è entrato in politica, ma anche questo, d’altronde, lo si poteva già immaginare ai tempi della scuola. Non che sia diventato più saggio: di recente ha preso una sbandata per una ventenne, Malvina, dimentico di aver una figlia e una moglie. Lois, la sorella di Paul e Benjamin, invece è riuscita a cambiare aria e a lasciarsi alle spalle quel buio giorno in cui nel pub di Birmingham è scoppiata la bomba che tra i tanti ha portato via anche Malcom, il suo primo ragazzo. Ora Lois ha un marito, una figlia, vive a York. Solo a se stessa confessa che non riesce ad allontanarsi dai ricordi per più di due ore...

Annunciato e atteso sequel de La banda dei brocchi, Circolo chiuso di Jonathan Coe condivide con il suo prequel non solo i protagonisti, i luoghi e le atmosfere, ma persino diversi aneddoti che rimbalzano da un romanzo all’altro – riechieggiati, chiariti, o ampliati – fino a porre la parola fine sulle molte questioni lasciate in sospeso in precedenza. Ciononostante, le due storie si possono leggere sia in sequenza che separatamente – o addirittura all’incontrario, se si amano le sfide. Come sempre, Coe mescola alla fiction eventi di cronaca e politica recenti (dal 1999 al 2003), passando tra la protesta contro la chiusura della fabbrica Rover a Longbridge, fino alla partecipazione inglese alla guerra contro l’Iraq, l’ascesa di Tony Blair e l’11 settembre. Sebbene il romanzo scorra che è un piacere, l’incastro della trama è così raffinato che è difficile trovare il suo filo principale fino a poco prima dell’epilogo. I protagonisti – che non sono solo solo i fratelli Trotter e le sorelle Newman, ma anche “i brocchi” Doug Anderton, Philip Chase, Sean Harding e Culpepper – sono rimasti in contatto tra loro (chi più, chi meno) dai tempi della scuola, eppure ognuno è chiuso in se stesso, immobile e incapace di dare una svolta decisiva alla propria vita. Così, Circolo chiuso è una sorta di microuniverso determinista nel quale le scelte fatte in gioventù – per libero arbitrio o per eventi storici incontrollabili - condizionano il resto dell’esistenza in un loop di errori commessi e ricommessi. A salvarci da questa visione a dir poco tragica, c’è però l’immancabile ironia di Coe, anche se il monologo di Lois sugli attentati – scritto nel 2003 – sconvolge ancora per la sua attualità.

 

 

 

 
 
 
 

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