Circostanze incendiarie

Circostanze incendiarie
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Le isole Andamane e Nicobare sono passate dal controllo inglese al governo indiano. Non senza scossoni. Gli stessi scossoni che partono dalla faglia sulla quale le isole si trovano. Quasi seicento isole abitate da un pugno di coloni in cerca di terra e lavoro, in una condizione di arretratezza tale da meritare l’appellativo di ‘primitive’. Neanche il tempo di formare una classe media burocraticamente avanzata che lo tsunami cancella qualsiasi traccia di progresso. Il 26 dicembre 2004 il Natale porta una sorpresa terribile: inaspettate e incontenibili scosse di terremoto da far aprire la terra, e poi un’onda altissima accompagnata da un rombo furioso. Tutto scompare: il mare non lascia nulla a nessuno. Anni di lavoro spazzati via in un solo attimo. Interi villaggi scomparsi, vite cancellate. Degli abitanti resta il racconto e il ricordo. Entrambi restituiti alla penna del reporter. I sopravvissuti sono stipati nella loro incertezza in un campo improvvisato nella scuola di padre Johnson. Trascrivere il proprio nome su un foglio sembra essere l’esigenza primaria, quasi a voler rinascere segnandosi in quella nuova anagrafe. Ogni nome è una storia e ogni storia chiede di essere raccontata, per non andare perduta insieme a tutti i beni materiali ingoiati dal mare. Il futuro, per ciascuno di loro, è solo fatica. La fatica di ricostruire, di ripartire da zero, di reinventarsi una vita…

Ascoltare questi racconti, però, non è sufficiente. Non basta neanche sforzarsi di mettersi nei panni dei sopravvissuti. Soccorsi e aiuti economici risuonano nei bollettini ufficiali ma la realtà dei campi mostra ben altro: affamati e stremati, i profughi diventano pedine di un gioco più grande, fatto di equilibri internazionali e di interessi economici. Attraverso 17 reportage Amitav Ghosh racconta, infatti, altrettanti focolai di violenza (circostanze incendiarie, appunto) nei quali l’umanità appare campo di battaglia per le logiche di potere. Con lo stile asciutto di una cronaca, denuncia le falle di un sistema che non guarda l’uomo, che non considera i popoli. La dissertazione, analitica e tagliente dell’imperialismo (anche culturale ed economico) come strumento di comodo per tutto l’arco parlamentare, diventa per l’autore indiano, un pretesto per porre l’accento sugli equilibri mondiali. L’intero pianeta è profondamente ferito dalle ingiustizie che generano conflitti: guerre che nascono (sempre) dalla volontà di potere, di prevaricazione, di predominio dell’uomo sull’uomo, della nazione sulla nazione. Una raccolta del 2006 che si rivela purtroppo ancora attuale. Ghosh trova la sua risposta al disordine del mondo nella narrazione: la violenza non può e non deve essere taciuta. Altrimenti si diventa, inevitabilmente ed inesorabilmente, complici.



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