Città di mare con nebbia

Città di mare con nebbia
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In una sera di nebbia e di acqua lenta e grigia, una barca misteriosa, stretta e lunga come una bara, si allontana silenziosa verso il mare. Due figure maschili, avvolte in mantelli, se ne vanno con essa, con qualcosa di informe adagiato sul fondo. Sono gli anni dei padri dei padri, prima della Grande Guerra, quando “A.B. e servo” alloggiano in una locanda malfamata del porto. Perché mai un uomo abbastanza agiato da avere un servo dovrebbe alloggiare in una bettola? E cosa è accaduto nell’inverno dell’1888 da dover essere archiviato sotto segreto? Il narratore, erede di un antico manoscritto, si appresta a svelare il mistero di A.B., o almeno quello che gli è consentito ricostruire. Tutto inizia quando il canonico Polidori (il nome vi dice nulla?) scopre, nella cappella dei Santi, le carogne di sette ratti disposte a piramide, e continua con un duplice omicidio, compiuti da un individuo dalla forza sovraumana, alto come un nano ma capace di spezzare un collo e far sparire un cadavere. La città sprofonda nella paura, mentre un delitto segue l’altro, e anche i corvi e i gabbiani iniziano a morire…

Città di mare con nebbia è, essenzialmente, un divertissement letterario. Un gioco letterario bello e piacevole ma che non può essere compreso senza una conoscenza della letteratura gotica che permetta di cogliere i continui rimandi di cui l’autore – anch’egli sotto pseudonimo – infarcisce il testo. Possiamo anche dire che Città di mare con nebbia è la concentrazione di tutto ciò che fa “gotico” in senso letterario e cinematografico: ci sono un manoscritto, il male portato da uno straniero, un male ancora più grande e soprannaturale nascosto sotto terra, delle fanciulle innocenti da salvare, la lotta tra il Bene e il Male che ha le sue origini nel cattolicesimo, un finale sospeso… c’è anche la regia di Murnau nella figura dell’uomo che si allontana in mare. Insomma, Città di mare con nebbia piacerà a chi è appassionato del primo gotico: quello di Walpole, Polidori e Stoker. Tuttavia, durante la lettura, non si riesce mai ad abbandonarsi completamente alla storia, e resta la consapevolezza di sapere già tutto e di trovarsi ospiti in un meccanismo artefatto, in un certo senso insincero: anche l’imitazione della lingua – che, attenzione, è molto ben riuscita – resta sempre un’imitazione. Due panini, perché piacerà ai cultori del genere.



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